“Dai primi risultati degli studi sul virus Covid-19 è emersa la probabilità che si sviluppino forti focolai in climi più umidi: il clima estivo non limiterà sostanzialmente la crescita della pandemia. Sono quindi necessarie misure di controllo efficaci. Per questo invitiamo tutti alla massima prudenza e a limitare i contatti senza le precauzioni necessarie”. In linea con le conclusioni di una ricerca dell’Università di Princeton, pubblicato sulla rivista scientifica Science l’oncologo del Pascale Paolo Ascierto, attraverso un post su Facebook, raccomanda ancora una volta di non abbassare la guardia in questa fase delicata.

Secondo i ricercatori dello studio considerando il vasto numero di persone ancora vulnerabili a Sars-CoV-2, e la velocità di diffusione del virus, le condizioni climatiche al momento non saranno determinanti nell’incidenza sul tasso di infezione.

“Prevediamo che climi più caldi o più umidi non rallenteranno il virus, almeno nella fase iniziale della pandemia”, ha dichiarato Rachel Baker, del Princeton Environmental Institute (Pei), autrice dello studio insieme a Bryan Grenfell. Per la ricerca sono state condotte delle simulazioni su come la pandemia reagirebbe ai vari climi in tutto il mondo, ipotizzando tre possibili scenari. In ognuno di essi però il fattore climatico è diventato un fattore rilevante solo quando ampie porzioni della popolazione umana erano diventate immuni o resistenti al virus.“Più aumenta l’immunità nella popolazione, più ci aspettiamo che aumenti la sensibilità del patogeno al clima”, ha concluso Baker.