Esporre il tricolore sul balcone? Inutile e dannoso: chi lo fa deve pagare una tassa di 140 euro

Nella corsa agli eccessi di un Paese oramai ostaggio del politicamente corretto e del pensiero unico dominante, si è inserito -con ampio merito- il recente rigurgito di italianità, per reazione all’offesa ed al vilipendio da parte dall’Europa.
Giusto o sbagliato che sia il rapporto tra l’italietta flick flock ed i Paesi suoi partners a Bruxelles, c’è chi ha subito approfittato dell’italico malcontento per controbattere il ritrovato orgoglio meridionale, e la conseguente quanto crescente presa di distanza dallo Stato centrale, rappresentata da un fiorire di bandiere borboniche in ogni strada di Napoli e del Sud, la lenta ma inesorabile cancellazione dei toponimi dei criminali di guerra del 1861 da parte di quel limitato e bistrattato Mezzogiorno, riscopertosi “Nazione”.

E allora giù a sollecitare la retorica dei tricolori al balcone e il canto a squarciagola delle italiche melodie, con in testa la marcetta di Mameli, inno “provvisorio” dei Flagelli d’Italia per oltre 150 anni (!).
Ma questa è un’altra storia.

La tassa inutile

Quello che nessuno stranamente ha ricordato in queste ore, invece, è la vicenda del Saint John’s hotel di Desio, grazie alla quale nel 2010, esattamente dieci anni fa, scoprimmo come esporre il tricolore prevedesse un’apposita tassa che ammonta a € 140,00, da versare annualmente nelle (ingorde) casse dell’Erario.
Si tratta di uno dei tantissimi, assurdi sistemi, usati da un Paese – bizantino nei meccanismi e savoiardo nella mentalità da oppressore fiscale – per estorcere denaro agli italici tartassati, per effetto del quale, equiparando la bandiera italiana ad una insegna pubblicitaria, la si pone nel mirino del Decreto Legislativo 507 del 1998 (Art. 12 comma 1) (se un cittadino vuole esporre la bandiera nazionale deve pagare, se invece espone la bandiera europea o regionale, non ci sono tasse da versare. Per lo Stato italiano ˝chi espone la bandiera deve pagare una tassa sulla pubblicità”; ndr).

(Maffeo Pantaleoni)

Do per scontato che questi novelli e sedicenti “patrioti” vorranno concorrere con entusiasmo a versare l’ennesimo “contributo” all’inefficienza con cui è stata condotta la campagna contro la pandemia.
Invece, però, per quanto riguarda noi quaggiù, dopo le recenti, quotidiane testimonianze dai mezzi di informazione nazionali sulla considerazione che ha il Nord Italia di Napoli, dei napoletani e dei meridionali più in generale, questa notizia-ricordo dovrebbe completare i più che legittimi dubbi sulla necessità di esporre il tricolore ai nostri (= meridionali) balconi.

Infine, la classe politica attuale. Tutta, ma soprattutto quei suoi rappresentanti che trovano la forza ed il genio – in queste ore di nebbie sul futuro – di riproporre la solita “patrimoniale” per pareggiare le spese dello Stato, rispondo con una citazione:
“Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse.
L’abilità consiste nel ridurre le spese, dando nondimeno servizi efficienti, corrispondenti all’importo delle tasse”.
La frase appartiene a Maffeo Pantaleoni, che non è un esponente della maggioranza a 5 Stelle, tanto meno dei partiti guidati dal binomio Salvini-Meloni, ma il ministro delle finanze del Regno d’Italia nel 1919.

Si ringrazia https://ilbrigantesite.wordpress.com/