Per due mesi il lungomare più bello del mondo è morto. Non un’auto, non un’anima viva, non un alito. Se non avesse piovuto qualche giorno non si sarebbe sentito nemmeno il battere della pioggia sul selciato senza vita. Dov’era finita quella fettuccia d’asfalto che dal venerdì alla domenica brulicava di gente, di cittadini che correvano o semplicemente camminavano, di ragazzini festosi e vocianti? Avevamo persino cominciato a rimpiangere l’invasione delle bancarelle, dei venditori di zucchero filante e delle chincaglierie, che lo trasformavano in una sorta di suk non proprio commendevole. Ma abbiamo rimpianto anche questo.


Ebbene, da giovedì via Partenope e via Caracciolo potrebbero tornare a rivivere. C’è tutto un fervore di operai, di camerieri, di tecnici a prendere le misure con il metro in mano per sistemare i tavolini davanti ai ristoranti. E potranno spingersi anche più in avanti, tanto per il momento non si pagherà l’occupazione di suolo pubblico. I coperti saranno sostanzialmente ridotti alla metà. Ma chissenefrega. Finalmente si torna a vivere, sarà una festa, i ristoratori lo hanno preannunciato. Si sprecheranno i brindisi, una sorta di rituale che sarà finalizzata a mandare in soffitta i giorni più bui di questa tremenda sventura che è piombata come un’accetta sulla nostra gita quotidiana.

Molti ristoratori hanno già deciso, per festeggiare la riapertura, di offrire gli antipasti ai passanti. Certo mancheranno i turisti, che costituivano un enorme percentuale della clientela. Ma per ora basta ricominciare, poi verranno anche loro.

Il lungomare di Napoli tornerà a pulsare. Tutti sperano solo che questo maledetto allerta meteo, preannunziato dal solito servizio che di tanto in tanto manda all’aria i nostri piani, non rovini la festa.