Giulio Tarro, un virologo di fama mondiale, messo in discussione dai suoi più giovani colleghi, continua nella sua campagna contro i pessimisti di professione. Ha sempre detto, sin dal primo momento, che il virus si sarebbe attenuato con l’estate e che avremmo potuto tranquillamente trascorrere le vacanze. Ed ha sempre detto che in mancanza di vaccino la cura più efficace era la sieroterapia con il sangue ricavato dai malati guariti. Lo hanno prima criticato, poi lo hanno seguito, con risultati sorprendenti. Ora entra anche in un campo che non gli è congeniale, il calcio. E lo fa intervistato da Radio Punto Nuovo.

Protocollo? Mi sembra stupido ed esagerato. Sono arrivati i kit per la determinazione degli anticorpi nel sangue. I tamponi sono sempre pieni di falsi negativi e falsi positivi. Se uno va all’ASL con questo risultato, non viene neanche accettato, siamo sempre in ritardo. I ragazzi hanno bisogno di stare insieme, possono anche infettarsi, ma sarebbe un’influenza banale. I nonni andrebbero protetti, ma i ragazzi lasciamoli andare”.

Poi è tornato sui temi che gli sono più congeniali: “Coronavirus come Sars? Prima della prima Sars i virus arrivavano e se ne andavano da soli. Poi la SARS è arrivata ed ha lasciato l’impronta, un’altra nel 2015 in medio oriente e poi c’è il Covid” ha detto il virologo Giulio Tarro, che ha parlato in diretta a Radio Punto Nuovo. “Se guardiamo in Israele e Scandinavia, non ci sono state queste chiusure, hanno continuato a vivere. In Danimarca sono tornati subito a scuola, in Germania si riparte, qui abbiamo chiuso tutto, interrompendo una macchina. Quando in Germania si aprì leggermente, subito urlarono all’aumento dei casi, facendo cattiva informazione visto che il tempo di incubazione è di 14 giorni” ha concluso lo scienziato.