di Silvana Lautieri*

Accade, accade che un’esperienza imprevedibile, forte, inimmaginabile, sconvolga il quotidiano, un quotidiano di certezze e di piccoli o importanti riferimenti e, improvvisamente ci si ritrovi, smarriti, a ridisegnare un assetto di sopravvivenza  che dia spazio a quei valori frequentemente recitati ma solo raramente praticati. È accaduto in tempo di covid19, forse nella città solidale per eccellenza, Napoli, in cui il paniere del  “chi può dia, e chi non può prenda“ ideato dal cuore generoso di una coppia del centro storico della città, obbliga a riflettere sul fatto che, mentre tutti i diritti tendono ad essere riconosciuti e tutelati dalla società, i doveri non si esauriscono tutti in quelli imposti dalla legge: ogni uomo se ne autoimpone degli altri, in base al grado della propria sensibilità e delle proprie convinzioni religiose e civili.

La legge, infatti, è fondata sul principio della solidarietà, ma nessuno, se non la propria coscienza, obbliga di assistere personalmente gli anziani o di esercitare un’attività assistenziale impegnata e continuativa nei riguardi dei più bisognosi.

 L’uomo, del resto, per sua stessa natura, e per la sua percezione istintiva dell’esistenza di diritti naturali, comprende in sé anche il senso dell’eguaglianza dei simili, arricchita dalla carità, che è uno dei fondamenti della civiltà cristiana, la quale costituisce, a sua volta, tanta parte della nostra civiltà, e non solo della civiltà cosiddetta “occidentale”.

È questo patrimonio spirituale dell’uomo che suscita in lui il senso della solidarietà e che  contempla il bisogno di lottare per garantire agli altri ciò che noi abbiamo ottenuto e, quindi, lo indirizza  verso una concezione della politica come dovere morale, come attività destinata a coinvolgere, ma anche a gratificare, le persone maggiormente dotate di “spirito di servizio”.

È obbedendo a questi impulsi, che occorre tornare a coltivare il senso degli ideali politici, cioè della politica come ideale, come prolungamento di quel soddisfacimento “naturale” del senso della giustizia, che non può risolversi in  un arido soddisfacimento di interessi. È vero, è possibile che nasca una nuova civiltà, atteso che molti  dei valori tradizionali sono  in crisi, e che  mentre ne nascono di nuovi, tra quelli oggi dominanti vi sono quelli che guardano al sociale, all’impegno per gli altri, in un contesto  in cui l’inefficienza delle istituzioni pubbliche viene considerata non più tollerabile.

 A questa situazione, che spesso si traduce nella paralisi o nel fallimento di molte iniziative, cerca di porre rimedio il volontariato. Numerosi bisogni della società trovano oggi, infatti, una risposta adeguata grazie all’impegno civile e al volontariato di persone, in particolare di giovani, che, individualmente o in forma associata e cooperativa, realizzano interventi integrativi o compensativi di quelli adottati da enti istituzionali. A ciò sono di supporto anche molti cittadini che , attenti al sociale come alla sofferenza umana, si inseriscono in organizzazioni la cui bandiera è appunto l’aiuto agli altri.

Lo abbiamo visto nelle tante comunità in cui, da Nord a Sud, lo spirito di servizio ha restituito valore a quella solidarietà che, predicata e teorizzata nelle occasioni “ad effetto” si è tradotta invece in operosa cura del proprio bisognoso fratello.

“Malum  quidem nullum esse sine aliquo bono“? Ci piace crederlo, ci piacerebbe verificarlo sempre.

*Presidente del Centro Studi Erich Fromm di Napoli