In vista una ripresa di furti, scippi, rapine, ed è da temere ogni forma di violenza adesso che, dopo un lungo periodo di costrizione, i soggetti deviati e delinquenti potranno di nuovo confondersi tra la cittadinanza in movimento (magari protetti pure dalle mascherine)… La fine del lockdown porterà con sé una ripresa della criminalità comune e predatoria nonché il tentativo delle mafie di infiltrarsi nell’economia legale. Questa l’analisi alla base di una circolare del capo nazionale della Polizia, Franco Gabrielli, inviata a tutti i questori, prefetti e ai capi delle direzioni del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, nella quale si indicano le linee per riorganizzare gli uffici (anche alla luce della necessità di distanziamento sociale o dell’utilizzo di smart working) e calibrare tutti i servizi sul territorio.

“L’allentamento delle misure di contenimento e la riapertura delle attività produttive e commerciali determineranno un inevitabile incremento dei traffici, sotto il profilo della mobilità privata e pubblica, ed una più intensa fruizione degli spazi pubblici e comuni da parte della cittadinanza”, scrive Gabrielli, che poi avverte: “In tale scenario, prevedibilmente, si assisterà ad una ripresa della attività delittuose riconducibili alla cosiddetta criminalità diffusa così come al tentativo della criminalità organizzata di infiltrarsi nel tessuto economico, gravemente colpito dalla crisi di liquidità”. Nella circolare, il capo della Polizia sottolinea inoltre che il disagio sociale ed economico provocato dal lungo lockdown potrebbe avere anche ripercussioni sull’ordine pubblico.

Dal 4 maggio s’allenta la morsa ma non bisogna abbassare la guardia. E bisogna continuare a rispettare tutte le prescrizioni per evitare i contagi, anche se sarà meno facile…

 Intanto grida d’allarme vengono lanciate da varie associazioni che assistono gli immigrati irregolari, tra cui quelli delle baraccopoli esistenti tra Napoli e la provincia, e in particolare dai volontari che si occupano della “enclave” di Castelvolturno dove c’è una popolazione di circa 22mila stranieri non censiti e dunque privi di assistenza sanitaria. “Se solo uno di loro si ammalasse”, avverte l’avvocato Hilary Sadu (intervistato il primo maggio da Geo Nocchetti per il  tg regionale), “ci sarebbe una seconda fase del Covid 19 e qui diventerebbe una nuova Codogno…”. La zona è nota per essere come uno Stato a sé, teatro di loschi traffici; ma tanti anche gli immigrati, nigeriani, ghanesi, che lavorano nei campi. La richiesta è di monitorarli e di farli emergere, regolarizzandoli. “Fate attenzione, dal 4 maggio! La fase 2 è troppo pericolosa. Il destino dei cittadini italiani e stranieri è lo stesso”, ha aggiunto Mimma D’Amico dell’ex Canapificio, facendo appello a tutti i partiti, di unirsi e prendere iniziative “sia allo scopo di tutelare la salute pubblica sia per fare emergere le persone, restituendo loro dignità,  e combattere lo sfruttamento”.