vincenzo spadafora

Ancora non sono riuscito a capire se il ministro Vincenzo Spadafora si stia comportando con il calcio e tutte le sue componenti come il bimbo che porta il pallone nel parco o nel cortile di casa che vuole decidere lui solo chi degli altri bimbi deve giocare, come deve giocare e quando… C’è però anche un’altra immagine di Spadafora da Afragola che mi viene in mente pensando ad un modo di dire tutto partenopeo: “Fare lo scemo per non andare in guerra”. Il vero guaio, tra queste due possibili verità, è proprio Spadafora con le sue uscite oratorie demagogiche o le esternazioni che nel giro di ore smentiscono quanto detto da lui stesso poco prima. È un furbastro, un indeciso, o vuole ergersi a novello fustigatore di usi e costumi di un mondo sicuramente non adamantino? 

L’ultima genialata è l’aut aut imposto alla Figc di trovare un accordo sul protocollo presentato dai medici della federazione con gli esperti governativi del Comitato tecnico scientifico pena lo stop definitivo alla ripresa del campionato. La Federcalcio aveva presentato il suo “protocollo” proprio in attesa di ricevere l’ok dalla Commissione governativa o eventuali rilievi mossi per le necessarie modifiche e correzioni da apportare al protocollo. Spadafora, quindi, con il presunto intervento distensivo di ieri non ha fatto altro, a mio sommesso avviso, che buttare altro fumo sulle speranze di Figc e Lega calcio di trovare un punto di incontro, non tanto per far ripartire gli allenamenti individuali (quello è un diritto del lavoratore calciatore, ndr), quanto per ricominciare il campionato e concluderlo. E poiché nel protocollo presentato dalla Figc, oltre a soluzioni di carattere medico sanitario da rivedere, insistono altri nodi da dover sciogliere, quali gli aspetti assicurativi dei giocatori o la ricaduta della responsabilità civile e penale in caso di nuove positività su presidenti e medici sportivi dei vari club, ecco che la faccenda rischia di complicarsi maledettamente ed in modo definitivo per il calcio.Eppure calcio e politica sono ora legati ad un filo doppio e non è possibile che decisioni istituzionali da prendere di comune accordo vadano rimandate a decisioni di comitati scientifici. La disponibilità del presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina è il frutto dell’ennesimo e, forse, ultimo tentativo di trovare un accordo con il governo e soprattutto con un ministro che sta cavalcando politicamente la “tigre” calcio soprattutto per cercare di mantenere al governo e al potere se stesso e un partito ormai distrutto dalla pandemia di ignoranza e cazzate fatte e commesse dai suoi rappresentanti.

Non a caso Gravina ha più volte detto che non sarà mai lui a firmare lo stop del calcio decretandone, se non la fine, il sicuro fallimento passando la palla al governo e sperando in un buon senso che, sinora, si è visto poco o niente proprio nel ministro Spadafora. Se poi, anche il numero uno della lega, Paolo Dal Pino ha ribadito anche oggi di voler trovare un comune terreno di confronto col ministro e col governo per poter riprendere a giocare è chiaro che la palla di cui sopra, a questo punto, scotta tantissimo nelle mani o tra i piedi del ministro e dell’intero esecutivo. Ma c’è la reale volontà politica di far riprendere il calcio anche se, per ora, solo quello di serie A? E’ sicuramente una battaglia emotiva di altissimo livello per gli interessi in gioco. E non sono sicuro su chi la spunterà se nessuno vuole prendersi le responsabilità che gli competono, perché calcio e politica oscillano ondivaghe tra passato, presente e futuro con i loro attuali mediocri protagonisti. Ad entrambe va ricordato che il passato è tutto ma va abbandonato in ragione del futuro. Calcio e politica, però, mi sembrano pervicacemente attaccati ad un passato, soprattutto recente, fatto di errori e compromessi che ha danneggiato entrambi molto più di quanto non abbia fatto o potrà fare il Covid-19. Perché se non ci si libera dai mali e dagli errori del vecchio secolo per guardare avanti, al futuro, il Covid-19 rappresenterà solo la scusa per i vari Spadafora, Gravina, Conte, Dal Pino e Malagò per inchiodarci tutti ai blocchi di partenza come atleti sciocchi, senza forza, senza un’anima e con la paura di scattare in avanti per guardare ad un futuro migliore.