Tempo di lettura: 2 minuti

Giulio Tarro continua la sua battaglia, quasi solitaria, sulla via dell’ottimismo. È ormai oggetto di strali quotidiani da parte di tutti i suoi più giovani colleghi virologi. Ma non demorde. E a chi travalica il bon ton della semplice polemica o della critica costruttiva fa sapere che presto partiranno querele.

L’ultima uscita in ordine di tempo è un’intervista concessa d “Affari italiani” affermata tradizione di primo quotidiano on line italiano, datato 1996.

Vi riportiamo i passi salienti.

Tarro attacca dicendo che dall’epidemia avremmo dovuto esserne già fuori. Bastava semplicemente che ci fossimo affidati alla terapia, che a suo dire già c’è.

“C’è la terapia e non è l’uovo di Colombo. Mi sto battendo per la sieroterapia che è la cosa più naturale di questo mondo. E funziona! Ci sono studi e interventi che lo dimostrano ampiamente”.

E, sempre secondo Tarro si tratterebbe di una terapia semplicissima, cioè: ”curarsi con gli anticorpi dei guariti. Si iniettano nei pazienti, anche quelli attaccati al respiratore o in situazioni gravi, 200 ml di plasma, e non ci sono problemi di incompatibilità, e le persone si salvano. In 48 ore non c’è più il virus”. 

L’intervistatore, Antonio Amorosi, gli chiede lumi sull’affidabilità scientifica di questa affermazione e lui ribatte: “Io lo dico sulla base delle argomentazioni che lo possono dimostrare. C’è uno studio proprio dei cinesi che lo dimostra. Poi ho pubblicato a fine gennaio, anche io, su una rivista scientifica Usa uno studio simile e proponevo come esempio l’utilizzo di questo tipo di terapia per il virus del Medio Oriente, dove purtroppo c’era una mortalità molto più alta di questo Coronavirus. Le faccio un esempio: il discorso del vaccino qual è? Di poter poi far produrre al vaccinato gli anticorpi che lo debbono proteggere dall’eventuale virus. Con la sieroterapia gli anticorpi delle persone guarite vengono usati e introdotti nel paziente tramite il plasma”.

Segue un domanda sull’esperimento del professor Paolo Ascierto del Pascale di Napoli, che ai suoi pazienti ammalati di Covid, fin da subito ha somministrato un potente antinfiammatorio usato proprio per l’artrite reumatoide (il Tocilizumab) ottenendo risultati incredibili anche su soggetti già intubati.

“Si ottimo, infatti è uno dei pochi che ha fatto l’analisi giusta, ma qui con gli anticorpi siamo molto più avanti nella possibilità di cura”, risponde Tarro che poi aggiunge: “La sieroterapia viene attualmente usata con successo negli ospedali di Mantova, Pavia e Salerno. Ci siamo chiesti perché in Germania ci sono così pochi morti? Si sta usando sempre di più”.

Infine il suo parere sullo studio di Montagnier sul Coronavirus, secondo il quale il virus sarebbe stato fabbricato in laboratorio.

“Lui ha fatto un’analisi statistico-matematica del virus. Non è un’analisi che riguarda esclusivamente la genetica del virus. Ma devo dire questo, avendo visto sia il suo studio che altri. I cinesi hanno mandato subito uno studio negli Stati Uniti, ma anche altri hanno studiato il virus dal punto di vista genetico. Ci sono ad esempio studi dei tedeschi a metà gennaio e degli australiani che hanno addirittura ‘coltivato’ il virus’ nelle cellule o l’Istituto Pasteur che a fine mese è ‘uscito’ sul tema. Non c’è nulla che faccia pensare a qualcosa di fantascientifico, costruito in laboratorio. Non c’è nessuna prova sperimentale neanche di Montagnier. Niente! Il virus è un derivato dal pipistrello, presumibilmente attraverso un altro animale. Questo Coronavirus è addirittura un virus più semplice della prima Sars e ancora molto più lontano dalla seconda Sars, quella del Medio Oriente. È molto più vicino al pipistrello. È naturale. Ma ora con la sieroterapia possiamo debellarlo”.