Tempo di lettura: 7 minuti

Oggi compie 80 anni Al Pacino, uno dei più grandi attori di sempre.

Raccontare Al Pacino non è semplice: nasce nel 1940 da migranti siciliani:Salvatore e Rose Pacino, ad East Harlem, all’età di due anni si trasferisce dai nonni nel Bronx.

Da ragazzino per tutti è Sonny o l’Attore, dimostrando già nelle recite scolastiche di possedere il sacro fuoco necessario per diventare l’erede di Brando.

Fa mille mestieri, fruttivendolo, commesso, traslocatore, vive per strada, viene arrestato. È l’incontro con Charlie Laughton prima e Lee Strasberg poi a cambiare la sua vita.

Al Pacino fa suo il metodo Strasberg, evoluzione riveduta e corretta del Metodo Stanislavskij e affina il suo talento, dapprima come stand-up comedian, poi a teatro, infine al cinema.

Ed è vedendolo a teatro che si innamora di lui Francis Ford Coppola e lo impone ai produttori del “Padrino” che proprio non ne volevano sapere di affidare il ruolo di Michael Corleone ad un attore che come unica esperienza cinematografica vantava il ruolo di un eroinomane in “Panico a Needle Park”, un Trainspotting ante litteram.

Francis scommette tutto su lui e Brando e i fatti daranno ragione al regista: il Michael Corleone di Al Pacino ha mille sfumature, all’inizio appare come un militare estraneo alle problematiche della “Famiglia” salvo poi dimostrare capacità di leadership, sconosciute ai fratelli, al troppo violento Sonny o all’imbelle Fredo.

Nelle scene a Corleone recita in siciliano stretto, così come fece “suo padre” De Niro, una sorta di alter ego-rivale-amico da sempre del nostro.

Negli anni settanta oltre al Padrino, parte prima e seconda, lascia interpretazioni memorabili in “Serpico”, in “Quel pomeriggio di un giorno da cani” e in un film sottovalutato “E..giustizia per tutti!” in cui interpreta un avvocato penalista stanco delle pastoie e delle contraddizioni del mondo giudiziario.

Attraversa diverse crisi personali, sentimentali con il successo Al Pacino, perdendosi per un periodo tra alcool e depressione.

Accetta il ruolo di un poliziotto in un film odiato dalla comunità gay, “Cruising” di Friedkin, regista dell’Esorcista, poi dopo il dimenticabile “Papà sei una frana”, interpreta il violento Tony Montana in Scarface, ruolo iconografico della sua carriera, tra montagne di cocaina e le musiche di Giorgio Moroder.

La critica lo stronca per “Revolution” e Al Pacino si rifugia nel teatro.
Negli anni novanta torna sul grande schermo, accentuando se possibile la propria versatilità: è irriconoscibile in “Dick Tracy”, è un cuoco cinquantenne alla ricerca del grande amore in “Paura d’amare”, dove recita di nuovo con Michelle Pfeiffer, dopo “Scarface”.
Ottiene finalmente l’Oscar per “Scent of Woman”, dove reinterpreta il ruolo del cieco già affrontato da Gassman in Profumo di Donna.
È il narcotrafficante Carlito Brigante, impegnato in una vano tentativo di redenzione in “Carlito’s way” di Brian De Palma

Dà vita a un duetto memorabile con De Niro in “Heat, la sfida” e offre una lezione di regia teatrale nel docudrama “Riccardo III°, un uomo, un re”.

Chiude il millennio interpretando un gregario di mafia in “Donnie Brasco”, gigioneggiando forse un po’ troppo nell’”Avvocato del Diavolo”, in cui interpreta il Male, mentre offre molte più sfumature al personaggio dell’allenatore in “Ogni maledetta domenica”.

Nel decennio da citare anche “Americani”, “City Hall”, “Insider” e “Un giorno da ricordare”, forse per le atmosfere il film più autobiografico di Al Pacino, che nell’interpretare il nonno italoamericano di un ragazzino nel Bronx degli anni quaranta, attinge al proprio vissuto.

In Italia la sua voce viene affidata alle cure di Amendola prima e Giancarlo Giannini poi.

L’attore ligure ne clona la rochezza della voce, mutata negli anni per le troppe sigarette.

Il nuovo millennio porta Al Pacino a recitare in film meno riusciti, è un intenso Shylock nel “Mercante di Venezia”, ma accetta con De Niro un filmaccio malriuscito come “Sfida senza regole”, stroncato da critica e pubblico.

Altri film che un fan di Al Pacino non dovrebbe mai vedere sono “Jack e Gill” con Adam Sandler, commedia in cui Al interpreta sé stesso e si innamora di Adam Sandler vestito da donna,e “Amore estremo”, filmetto costruito sulla chimica ormonale del duo Ben Affleck-Jennifer Lopez.

Nel nuovo millennio è la televisione a regalare le performances migliori di Al Pacino, da “Angels in America”, miniserie che ricostruisce l’epoca dei primi anni della comparsa dell’Aids nell’America reaganiana, in cui interpreta l’avvocato omosessuale Roy Cohn, realmente esistito e legale, tra gli altri, di Trump e Murdoch, a You don’t know Jack”, ove reinterpreta un altro personaggio realmente esistito, il Dottor Morte Jack Kevorkian.

Nel 2014 recita in “Humbling”, altro film vagamente autobiografico, dove interpreta un attore in profonda crisi professionale, descritto dalla sapiente penna di Philip Roth

L’ultimo biennio mostra un Al Pacino in grande spolvero, diventa un cacciatore di nazisti per “Hunters”, ambientato nell’America degli anni settanta, recita per la prima volta per Tarantino in “C’era una volta ad Hollywood2 e, soprattutto, recita finalmente per Scorsese, che curiosamente non aveva mai scelto Al Pacino per ruoli che sarebbero stati ideali per l’attore, scegliendo per anni come proprio feticcio De Niro.

In “The Irishman” recita di nuovo con De Niro, questa volta non solo in due scene come in The Heat e finalmente non in una pellicola scarsa come il già citato Sfida senza regole.

Nel film, prodotto da Netflix, Al Pacino si reincarna in Jimmy Hoffa, sindacalista celeberrimo con controversi rapporti con famiglie mafiose dell’epoca.

Sulla ricorrenza Al Pacino si è espresso così di recente:

«Come penso di festeggiare gli 80 anni? Mah. Devo dire che ho iniziato a pensare di avere 80 anni circa un anno fa. Quindi per me non è un grande shock. Sicuramente è un avvenimento che ti fa riflettere un po’ ma l’età è solo un numero che scegli di voler sentire»

«Come mi piacerebbe essere ricordato? Una volta ho sentito questa frase “Non voglio che sentiate la mia mancanza. Voglio solo che vi ricordiate di me”»

Ecco alcuni dei suoi monologhi da ricordare:

“Non so cosa dirvi davvero. 3 minuti alla nostra più difficile sfida professionale. Tutto si decide oggi. Ora noi o risorgiamo come squadra o cederemo un centimetro alla volta, uno schema dopo l’altro, fino alla disfatta. Siamo all’inferno adesso signori miei. Credetemi. E possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando verso la luce. Possiamo scalare le pareti dell’inferno un centimetro alla volta. Io però non posso farlo per voi. Sono troppo vecchio. Mi guardo intorno, vedo i vostri giovani volti e penso “certo che ho commesso tutti gli errori che un uomo di mezza età possa fare” Si perché io ho sperperato tutti i miei soldi, che ci crediate o no. Ho cacciato via tutti quelli che mi volevano bene e da qualche anno mi da anche fastidio la faccia che vedo nello specchio. Sapete con il tempo, con l’età, tante cose ci vengono tolte, ma questo fa parte della vita. Però tu lo impari solo quando quelle le cominci a perdere e scopri che la vita è un gioco di centimetri, e così è il football. Perché in entrambi questi giochi, la vita e il football, il margine di errore è ridottissimo. Mezzo passo fatto in anticipo o in ritardo e voi non ce la fate, mezzo secondo troppo veloce o troppo lento e mancate la presa. Ma i centimetri che ci servono, sono dappertutto, sono intorno a noi, ce ne sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo. In questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra ci massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro, ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza fra vivere e morire. E voglio dirvi una cosa: in ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro, e io so che se potrò avere una esistenza appagante sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro. La nostra vita è tutta lì, in questo consiste. In quei 10 centimetri davanti alla faccia, ma io non posso obbligarvi a lottare. Dovete guardare il compagno che vi sta accanto, guardarlo negli occhi, io scommetto che vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno insieme con voi, che vi troverete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui. Questo è essere una squadra signori miei. Perciò o noi risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente. È il football ragazzi, è tutto qui. Allora, che cosa volete fare?” (Tony D’Amato in Ogni Maledetta Domenica)

Qualcuno mi sta tirando verso il basso… Lo sento anche se non lo vedo. Però non ho paura, ci sono già passato. È uguale a quando mi hanno sparato sulla 104esima Strada… Non mi portate in ospedale, in quelle cazzo di corsie d’emergenza non c’è protezione, qualche bastardo ti viene a far fuori a mezzanotte quando di guardia c’è solo un infermiere cinese rincoglionito. Oh, guarda come si preoccupano questi qua… Perché? Per un portoricano come me è già tanto essere campato fino a questa età. La maggiorparte dei miei compagni c’ha rimesso la pelle da anni… State tranquilli, ho un cuore che non molla mai. Non sono ancora pronto a fare fagotto… Mi pare di essere appena uscito dal cercere e di stare lì, davanti a quel giudice quando gli ho detto come era andata. (Carlito’s way)

Per chi è che ti incolli tutti quei mattoni, si può sapere? Dio? È così? Dio? Beh, Kevin… Ti voglio dare una piccola informazione confidenziale a proposito di Dio: a Dio piace guardare! È un guardone giocherellone! Riflettici un po’: lui dà all’uomo gli istinti… ti concede questo straordinario dono e poi che cosa fa? Te lo giuro che lo fa per il suo puro divertimento, per farsi il suo bravo, cosmico, spot pubblicitario del film! Fissa le regole in contraddizione! Una stronzata universale! Guarda, ma non toccare… tocca, ma non gustare… gusta, ma non inghiottire! [Ride] E mentre tu saltelli da un piede all’altro lui che cosa fa? Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate! Perché è un moralista, è un gran sadico! È un padrone assenteista! Ecco che cos’è! E uno dovrebbe adorarlo? No, Mai! (L’avvocato del diavolo)

Le donne… Sai cosa ti dico? Chi le ha create… Dio deve essere proprio un genio. I capelli, i capelli sono tutto, lo sai? Hai mai affondato il naso in una montagna di capelli sognando di addormentartici sopra? O le labbra: quando toccano le tue è come il primo sorso di vino dopo che hai attraversato il deserto… Le tette, belle tettone, tettine, capezzoli, capezzoli che ti puntano addosso come baionette innestate… E le gambe, non importa che siano colonne greche o gambe di pianoforte: è quel che c’è in mezzo, il passaporto per il Paradiso. […] Sì, signor Simms, ci sono solo due sillabe sulla faccia di questa Terra degne di ascolto: fica. (Scent of Woman)