Basta leggere la biografia di Vittorio Feltri per comprendere che non rappresenta esattamente un giornalista che si è limitato ad esercitare il diritto di cronaca. Come adesso sta facendo, in tempi di Emergenza Coronavirus, che invece di realizzare un’inchiesta sul fallimento della sanità in Lombardia distoglie forse volutamente l’attenzione (a pro di chi?) spostando il mirino sul dibattito Nord contro Sud (che c’entra adesso?), offendendo i meridionali da un lato e inventando che questi odiano il Nord.
In un editoriale in prima pagina su Libero ha offeso i foggiani scrivendo che il premier “Conte è vestito bene nonostante sia di Foggia”. Assurdo e ridicolo, un livello bassissimo di scrittura che nemmeno al mercato si trova. Frasi offensive verso i meridionali che gli stanno costando, in questi giorni, l’apertura di procedimenti dell’Ordine dei Giornalisti e varie querele con tanto di risarcimento dei danni, oltre a pessime figure in televisione, dove anche Matteo Salvini, suo sponsor, ha commentato malamente le frasi di Feltri sui meridionali dicendo che Feltri ha detto “una cazzata”.
Ma, come dicevamo, Vittorio Feltri non è nuovo ad “uscite” che nulla hanno a che vedere con l’esercizio della professione giornalistica. La sua biografia (fonte Wikipedia) mostra come lui dica certe cose per attaccare questo o quello e distolga l’attenzione in certi momenti da certi personaggi importanti. Ecco ciò che è riportato nella biografia di Feltri:

  • Il 21 agosto 2009 ha assunto nuovamente la carica di direttore responsabile de Il Giornale, subentrando a Mario Giordano. Negli ultimi giorni di agosto 2009 ha intrapreso un duro attacco a Dino Boffo, direttore del quotidiano Avvenire, rivelando che Boffo aveva patteggiato (cosa che effettivamente risulta, osservando il casellario giudiziario) una pena per molestie comminatagli nel 2004, motivato da una “informativa” che descriveva Boffo come omosessuale. La Conferenza Episcopale Italiana si schierò in difesa di Boffo, ma la polemica montò fino a provocare le sue dimissioni. L’informativa si rivelò poi essere un falso accostato negli articoli del Giornale alla condanna, vera, per molestie. Il 4 dicembre 2009 Feltri scrive sul Giornale che «La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali».
  • Il 25 marzo 2010 il Consiglio dell’ordine dei Giornalisti della Lombardia ha sospeso Vittorio Feltri dall’albo professionale per sei mesi, quale sanzione per il caso Boffo e per gli articoli firmati da Renato Farina pubblicati successivamente alla sua radiazione dall’albo.

Oltre al caso Boffo e quello della radiazione temporanea dall’Ordine dei Giornalisti si è reso protagonista di diverse controversie e vicende giudiziarie.

  • Dalla fine degli anni Novanta si è spesso espresso in senso garantista contro l’operato della magistratura nei procedimenti giudiziari a carico di Silvio Berlusconi e in numerosi casi di cronaca nera, dove ha difeso gli imputati anche dopo la condanna, tra cui l’omicidio di Marta Russo, il delitto di Garlasco, il delitto di Cogne e l’omicidio di Yara Gambirasio, scrivendo molti articoli in difesa di Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore bergamasco condannato all’ergastolo per il delitto.
  • Nel 2014 alcune affermazioni di Feltri, pronunciate in diretta nel programma televisivo Linea gialla su La7, in difesa di Raffaele Sollecito, uno degli accusati dell’omicidio di Meredith Kercher in seguito assolto, fanno assai discutere poiché offensive nei confronti della vittima: «Raffaele non aveva interesse ad uccidere questa ragazza. Dal punto di vista sessuale, Meredith non era certo una meta inarrivabile. (…) Stava per laurearsi, aveva una fidanzata bellissima, mentre Meredith non era una meta inarrivabile (…) La volevi scopare? Non era neanche una ragazza eccezionale. (…) Perché sei tornato qui a farti condannare? Tanto si sa che qui se ti vogliono fottere, ti fottono. Io nel dubbio di essere condannato mi tolgo dalle palle».
  • Pur non dichiarandosi fascista, in un’intervista televisiva al programma Le Iene, definì Adolf Hitler “severo ma giusto”, mentre in un’altra, commentando la proposta del deputato Emanuele Fiano di vietare l’oggettistica fascista, disse di tenere un busto di Benito Mussolini sulla libreria del proprio studio.
  • Nel 2019, intervenendo alla trasmissione La Zanzara, dopo essere stato ripreso dal conduttore David Parenzo perché beveva champagne in collegamento video, afferma: «Ho lavorato da stamattina alle dieci fino alle venti, dov’è il problema? Non sarò libero di andare a mangiarmi un boccone e bere un po’ di champagne? Alla faccia di Parenzo. Ma che te frega, Parenzo, perché voi ebrei non bevete lo champagne? Bevetelo sto champagne, così sareste un po’ più allegri e non mi rompereste i coglioni con la Shoah. E Madonna, sono decenni che rompono i coglioni con la Shoah, ma basta. Per l’amor di Dio. Non se ne può più».

Poi ci sono anche dei procedimenti giudiziari per Feltri.

  • Nel 1996 Feltri, direttore all’epoca del Giornale, e il cronista Giancarlo Perna sono stati condannati dal Tribunale di Monza per diffamazione a mezzo stampa ai danni del giudice antimafia Antonino Caponnetto. Il procedimento riguardava un articolo del 20 marzo 1994 nel quale si mettevano in discussione, fra gli altri elementi, i rapporti tra Giovanni Falcone e lo stesso Caponnetto.
  • Nel giugno 1997 Feltri è stato condannato in primo grado dal tribunale di Monza con Gianluigi Nuzzi, per diffamazione a mezzo stampa nei confronti di Antonio Di Pietro, per un articolo comparso sul Il Giornale il 30 gennaio 1996, in cui si sosteneva che negli anni di Mani Pulite “i verbali finivano direttamente in edicola e soprattutto all’Espresso”.
    Nel gennaio 2003 è stato condannato dal tribunale di Roma, insieme a Paolo Giordano, su richiesta di Francesco De Gregori, per avere travisato il pensiero del cantautore su Togliatti e sul PCI in un’intervista del 1997 dal titolo De Gregori su Porzus accusa Togliatti e il partito comunista, pubblicata sul Il Giornale, di cui Feltri era direttore.
  • Il 14 febbraio 2006 è condannato dal giudice monocratico di Bologna, Letizio Magliaro, a un anno e sei mesi di carcere per diffamazione nei confronti del senatore del PDS Gerardo Chiaromonte. La condanna si riferisce a un articolo comparso sul Quotidiano Nazionale alla fine degli anni Novanta, secondo il quale il nome del senatore compariva nel dossier Mitrokhin.
  • Il 2 luglio 2007 è assolto dalla quinta sezione penale della Corte di cassazione dall’accusa di diffamazione nei confronti dell’ex PM Gherardo Colombo per un editoriale pubblicato su Il Giorno nel 1999, nel quale, in contraddizione con quanto affermato dallo stesso Feltri ne Il Giornale del 25 novembre 1994 (non ho mai scritto che Di Pietro e colleghi hanno graziato il Pds: che prove avrei per affermare una cosa simile?), si accusava il pool di Mani Pulite di aver svolto indagini esclusivamente su Silvio Berlusconi e non più sugli ex comunisti. La sentenza di assoluzione si riferisce al diritto di critica garantito dall’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana.
  • Il 7 agosto 2007 è condannato assieme a Francobaldo Chiocci e alla società Europea di Edizioni SPA dalla Corte di cassazione a versare un risarcimento di 45.000 euro in favore di Rosario Bentivegna, uno degli autori dell’Attentato di via Rasella, per il reato di diffamazione. Il quotidiano Il Giornale aveva pubblicato alcuni articoli, tra i quali un editoriale di Feltri, nei quali Bentivegna era stato paragonato a Erich Priebke (per cui Feltri aveva chiesto la grazia!).
  • Nel dicembre 2011, il Tribunale di Milano condanna Feltri a risarcire l’ex senatore dei Verdi, tra i fondatori dell’Arcigay, Gianpaolo Silvestri con 50mila euro, per un insulto a sfondo omofobo pronunciato dal giornalista e rivolto al senatore nel 2007 durante il programma Pensieri&Bamba su Odeon TV.