Si parla sempre più insistentemente di fase 2 e nel frattempo si preannuncia il definitivo arrivo del bel tempo. È naturale che sin da ora ci si chieda: e quest’estate? Stando a sentire il noto virologo Galli non se ne parla proprio: “Scordatevi che il virus sparisca in due mesi”. Quindi niente bagni?

Quel che è quasi certo è che il governo si appresta a concedere ai proprietari dei lidi balneari la possibilità di tornare al lavoro per consentire loro la manutenzione degli stabilimenti in vista della stagione estiva. Si è anche parlato di come predisporre i lidi ed è stata già scartata l’ipotesi, avanzato da qualcuno di separare gli ombrelloni con gazebo in plexiglas.

L’interrogativo di fondo resta però sempre lo stesso: ma potremo andare in spiaggia ed eventualmente, come? Ovviamente, stabilito che in estate permarrà il vincolo dell’osservanza delle misure di distanziamento, gli ombrelloni dovranno essere sistemati distanti e non basterà il metro fisico di ora, visto che attorno agli ombrelloni bisognerà sistemare lettini e sedie a sdraio.

E comunque potranno riaprire al pubblico solo quegli stabilimenti che avranno la possibilità di garantire le distanze di sicurezza.

C’è poi il problema delle spiagge libere. Un problema che in Campania non si porrà perché De Luca è stato chiaro sin da subito: no alle spiagge libere. Non è possibile concedere la scelta alle persone su dove piazzare il proprio ombrellone, non è possibile neanche evitare le calche in quei luoghi, sarebbe elevatissimo il rischio di contagio.

 La Regione è già al lavoro per il piano-estate: sì alla balneazione controllata nei lidi, no alle spiagge libere. C’è molta preoccupazione, infatti, anche per le spiagge libere più frequentate di Napoli. Saranno chiuse la Rotonda Diaz e Marechiaro. Ma anche per le spiagge di Bacoli e Varcaturo saranno individuate e rese inaccessibili le spiagge cui si accede liberamente.

Il virologo Mario Schiavina, all’agenzia ANSA, è stato ancora particolarmente pessimista: “Dimenticate che si possano iniziare a progettare vacanze al mare o in riviera”, ha dichiarato.

Quanto alle imprese balneari è ovvio che si stanno attrezzando, perché non hanno perso la speranza. L’obiettivo è tornare in spiaggia, “ma la prima cosa da garantire è la salute – commenta Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari, l’associazione degli imprenditori turistici dentro Federturismo Confindustria -: la nostra, quella dei nostri dipendenti, quella dei nostri clienti”.

“Noi vogliamo riaprire ma abbiamo bisogno di certezze, e il governo ancora non ci ha mai convocati, stiamo aspettando”. Sono trentamila aziende con 300mila addetti che valgono il 13% del Pil, il settore dei balneari è fortemente preoccupato perché l’estate si avvicina e il lockdown pesa sulla riapertura: “Chiediamo certezze: dobbiamo fare delle assunzioni, dobbiamo avere regole per tutelare la salute di tutti, dobbiamo fare degli investimenti per preparare le spiagge e vogliamo ricordare che questa estate in particolare le nostre spiagge avranno una funzione sociale”.