Ha avuto larga diffusione nei giorni scorsi un post, pubblicato su Facebook dal dott. Giampaolo Palma, medico esperto in Ecocardiografia e Cardiologia interventistica, direttore Sanitario del Centro Malattie cardiovascolari Palma, di Nocera Inferiore, già Specialista presso l’Università degli studi di Parma.

Abbiamo contattato telefonicamente il dottore che ha ribadito quanto sostenuto nel post pubblicato inizialmente a uso e consumo dei propri contatti sul noto social network, ma che poi ha avuto larga diffusione.

“Carissimi amici,
non vorrei sembrarvi eccessivo, ma credo che oggi, finalmente, sia forse quasi certa la causa della letalità del Covid-19.
La mia ventennale esperienza in Ecocardiografia e Cardiologia Interventistica -Ecocolordopplergrafia Vascolare, di direttore di Centro Trombosi- Coagulazione, con procedure su più di 200.000 pazienti cardiopatici e non, mi fa confermare quello che fino a qualche giorno fa taluni colleghi iniziavano a ipotizzare senza esserne però certi.
Oggi abbiamo i primi dati da reperti anatomo-patologici di tessuto polmonare prelevato dai primi pazienti deceduti.
I pazienti vanno in Rianimazione per Tromboembolia Venosa Generalizzata, soprattutto Tromboembolia Polmonare TEP.
Se così fosse potremmo fermare la malattia alle prime fasi e forse non serviranno più le Rianimazioni per intubare i pazienti. Ci potremo fermare alle Fasi 1 e 2 della malattia, la fase di replicazione virale e iniziale fase polmonare). Un grande aiuto alla terapia in fase media della malattia prevede di sciogliere il trombo e quindi bisogna prevenire queste tromboembolie. Se ventili un polmone dove il sangue non arriva, non serve! Infatti muoiono 8 pazienti su 10.
Signori, Covid19 danneggia prima di tutto i vasi, l’apparato cardiovascolare, e solo dopo arriva ai polmoni!!!
Sono le microtrombosi venose, non la polmonite a determinare la fatalità!

E perché si formano trombi? Perché l’infiammazione come da testo scolastico, induce trombosi attraverso un meccanismo fisiopatologico complesso ma ben noto.
Allora? Quello che la letteratura scientifica, soprattutto cinese, diceva fino a metà marzo, era che non bisognava usare antinfiammatori. Ora in Italia si usano antinfiammatori e antibiotici nella fase 1 della malattia (come nelle influenze) e il numero dei ricoverati crolla.
Molti pazienti morti, anche di 40 anni, avevano una storia di febbre alta per 10-15 giorni non curata adeguatamente. Qui l’infiammazione ha distrutto tutto e preparato il terreno alla formazione dei trombi. Perché il problema principale non è il virus, anche se virus diverso dagli altri, ma la reazione immunitaria che distrugge le cellule dove il virus entra. Infatti in tutti i reparti sembra ci siano pochi pazienti affetti da artrite reumatoide che assumono terapie cortisoniche per alleviare i dolori articolari.
Questo è il motivo principale per cui in Italia le ospedalizzazioni iniziano a diminuire e sta diventando una malattia curabile a casa.
Curandola bene a casa eviti non solo l’ospedalizzazione, ma anche il rischio trombotico.
Non era facile capirlo perché i segni della micro-embolia sono sfumati, anche all’occhio di un intensivisti e infettivologi esperti oltre che a cardiologi come me.
Confrontando i dati dei primi 50 pazienti tra chi respira male e chi no, la situazione è apparsa molto chiara a tutti i medici in Italia, dai cardiologi, ai radiologi, agli anatomo-patologi fino ai colleghi delle Terapie Intensive.
Il tempo di pubblicare questi dati e si potrebbero avere conferme per aggredire Covid-19 nelle prime fasi della malattia e far guarire prima i pazienti. Una speranza per la popolazione visto che la quarantena non può durare tanti mesi e il vaccino ha tempi lunghi, spero per fine anno.
In Usa dove ancora le terapie mediche sono molto precarie per tanti pazienti soprattutto delle classi più deboli i dati sono ormai più tragici che in Italia. Si possono somministrare farmaci che costano pochi euro ma che aiutano a salvare tante vite in fase 1 e 2 della malattia. Sono i farmaci che facciamo per andare in vacanza in Kenya e prevenire la malaria, per capirci.
Questa testimonianza delle Vasculiti con esiti in tromboembolia polmonare parrebbe confermata dai protocolli di grandi
Ospedali:
– al Sacco fanno Clexane a tutti, con D-dimero predittivo: più è alto meno risponderà il pz.
– al San Gerardo di Monza Clexane e cortisone
– al Sant’Orsola di Bologna Clexane a tutti + protocollo condiviso con i medici di famiglia che prescrivono Plaquenil a pioggia su tutti i pz. monosintomatici a domicilio.
Integro con una precisazione sugli antinfiammatori: farmaci antinfiammatori tipo Brufen, naproxene, aspirina che inibiscono la cox1 oltre che la Cox 2 non andrebbero usati, mentre Celecoxib (un inibitore selettivo della Cox 2) sembra dare buoni risultati; bisogna comunque aspettare l’esito di studi, invece questa analisi porta in evidenza la necessità di usare negli stadi intermedi della malattia (inizio della tosse e prima delle difficoltà respiratorie) una eparina a basso peso molecolare ad alte dosi…(Clexane 8.000 UI/die).
Evito (per non appesantire troppo l’esposizione, e perché il testo è troppo medico) di riportare un’interessante testimonianza di esperti anatomo-patologi dei più grandi Ospedali della Lombardia; vi basti pensare che l’ “Ospedale Papa Giovanni” di Bergamo ha eseguito 50 autopsie ed il “Sacco” di Milano 20 (quella italiana è la casistica più alta del mondo, i cinesi ne hanno fatte solo 3 e “minimally invasive”). Tutto quanto ne esce sembra confermare in pieno le informazioni sopra riportate.
In poche parole, pare che l’exitus sia determinato da una DIC (per i non medici, Coagulazione Intravascolare Disseminata) innescata dal virus. Quindi la polmonite interstiziale non c’entrerebbe nulla, sarebbe solo la fase 3 più grave della malattia dove forse non arriveremo più se impariamo a curare la malattia nelle fasi 1 virale e 2 intermedia. È stato forse soltanto un abbaglio diagnostico: abbiamo finalmente raddoppiato i posti in rianimazione, per carità sempre utili, ma forse non serviranno, almeno lo speriamo tutti.
Col senno di poi, mi viene da ripensare a tutti quegli Rx Torace che commentavamo circa un mese fa: quelle immagini che venivano interpretate come polmonite interstiziale in realtà potrebbero essere del tutto coerenti con una COAGULAZIONE INTRAVASCOLARE DISSEMINATA, una Cid atipica che coinvolge prevalentemente capillari polmonari e vene periferiche soprattutto degli arti inferiori.
In definitiva fino a un mese fa nessuno sapeva nulla di questo virus, nemmeno i virologi “più famosi” come i tanti che guardavate in TV, in Italia, come in Florida o UK.
Gli studi anatomo-patologici dei frammenti di polmone prelevati a Milano e Bergamo ci apriranno la strada verso una cura della malattia in poco tempo perché il vaccino è ancora lungo a divenire.
La tragedia che ha interessato l’ Italia e che ha visto quasi 20mila morti compresi tanti medici sul campo, ha fatto si che la Scuola Medica Italiana sia sulla strada giusta. Non la strada della salvezza definitiva e del ritorno alla vita NORMALE per tutti, ma sulla strada giusta.
Ad maiora semper !!!”

Il dottore ha confermato, raggiunto telefonicamente, la necessità di differenziare la patologia in tre fasi e quindi utilizzare terapie differenziate per ogni singola fase della malattia, per evitare che l’infezione da Covid-19 degeneri nella fase tre, per cui si è costretti, spesso tardivamente, al ricovero ospedaliero in terapia intensiva.

Ci dice il dottore: ”In caso di febbricola, saturazione di ossigeno sotto i 95, difficoltà respiratorie nel mio quotidiano interfacciarmi con le persone che accusano questi sintomi, contatto il 118, perché in ospedale ne possa essere verificata la saturazione, perché possano essere sottoposti ad esame sulla coagulazione, emocromo (linfopenia) e indice di flogosi (aumento della PCR). Sono conclusioni, continua Palma, raggiunte in base all’esperienza pluriventennale e professionale di chi parla, ma raggiunte anche attraverso videoconferenze, con diversi colleghi, tra cui il prof. Pierluigi Viale, direttore di Malattie infettive del Sant’Orsola di Bologna, il professor Filippo Drago, docente di Farmacologia al Policlinico di Catania, membro dell’Aifa, con colleghi che operano in Lombardia in terapia intensiva, cardiologia, rianimazione, pneumologia, infettivologia, e sulla scorta delle risultanze di decine di esami autoptici effettuati al Sacco di Milano e all’Ospedale di Bergamo. La difficoltà per noi addetti ai lavori- aggiunge il dottore – nasce dalla estrema esiguità delle autopsie effettuate in Cina, in numero molto inferiore alla sola Lombardia. Dalle autopsie emerge che i pazienti muoiono in primis per eventi tromboembolici legati al virus che danneggia prima l’endotelio, la parete interna dei vasi, basale ed alveolare. Già in diversi ospedali si sta ricorrendo a questo protocollo. Nelle varie terapie intensive si utilizza Clexane, Plaquenil e tutti gli altri farmaci che bloccano la tempesta citochinica, tipo i farmaci utilizzati dal prof. Ascierto, che però afferiscono già alla fase 3 della malattia. Bisogna somministrare quest’eparina a basso peso molecolare sia in fase uno preventiva sia in fase due a dose terapeutica, con dosaggio medio-alto, da quattromila a ottomila unità, prevenendo la formazione di trombi e danno alveolare e quindi cercando di evitare la fase tre, del danno polmonare permanente, da proseguire fino alla scomparsa dei sintomi ed alla negatività del tampone. Non si tratta, ribadisce il dottore di interventi miracolosi, ma di cure che consentono di arginare il sovraffollamento delle terapie intensive, in attesa del vaccino, che rappresenterà la vera soluzione al problema”.

Sul tweet del professor Burioni che in questi giorni scriveva “Idrossiclorochina, tocilivumab, eparina e altri sono farmaci usati nell’emergenza e per i quali non esistono al momento prove di efficacia. Dobbiamo aspettare, ricordando che le notizie affidabili non arriveranno via Whatsapp da un medico anonimo, ma da NEJM  o TheLancet“ contestando le risultanze del post, il dottore ci tiene a evidenziare di non voler entrare in polemica ma nel massimo rispetto delle Autorità scientifiche nazionali, ribadisce che le proprie affermazioni nascono da un razionale fisiopatologico ben conosciuto, da evidenze scientifiche, dalla propria esperienza ultraventennale, dalle evidenze degli esami autoptici e dal confronto incessante con diversi colleghi della Comunità scientifica nazionale e con il conforto dell’Aifa.

Palma conclude ringraziando il dott. Ugo Trama, Responsabile della “Politica del farmaco e dispositivi” presso l’assessorato alla Sanità della Regione Campania, per aver contribuito alla fornitura di dpi di protezione per i medici e personale sanitario del Centro cardiologico.