Sul sito www.odg.campania.it, nella home page, è pubblicato il secondo bollettino dell’Osservatorio sulle fake news istituito un mese fa, primo in Italia, da Ordine dei Giornalisti della Campania e Corecom con la collaborazione di Agcom, Polizia postale e di Stanislao Montagna, esperto in materia di fake news e algoritmi informatici.

L’Osservatorio, ovviamente, si è dedicato alla caccia delle fake, purtroppo rivelatesi numerosissime, riguardanti il mondo dell’informazione sull’epidemia da coronavirus.
Il rilevamento cui si riferisce il bollettino è avvenuto dal 12 al 31 marzo scorsi.

Una prima sezione è dedicata ai titoli di notizie rilevati su fonti potenzialmente inaffidabili divulgate su web e social. E più in particolare sono:

– La catena WhatsApp della Johns Hopkins University
– Il coronavirus e i cellulari spenti in Cina
– Bere tè e sconfiggere il coronavirus
– Panico di massa per un video del TGR Leonardo
– Parlamento chiuso, tutto fermo!!
– È pronto il vaccino, testato in Cina!
– Barbara Palombelli e le mascherine fatte in casa
– Lasciate le scarpe fuori dalle vostre case
– Il coronavirus vola e arriva nei nostri paesi
– Pensioni ridotte del 50%

C’è poi lo scoring delle categorie esaminate: il 24,21% sono fake news; il 10,64% va inquadrato nel “complottismo”; l’11,21% nell’”acchiappaclic”; il 34,56% è totale disinformazione; il 19,37% appartiene genericamente a whatsapp e social.
La base dei dati analizzata è di 1600 link a settimana.

Vengono poi citati alcuni esempi di potenziali fake analizzate: falso volantino del Ministero dell’Interno su abbandono delle case; assunzione di vitamina D non riduce il contagio di Coiv-19; il complotto del farmaco Arbidol venduto in Russia; le false autodichiarazioni che girnao su whatsapp, le false foto dei pazienti curati per strada; falsi buoni spesa attraverso link a quiz; falso il messaggio sulla vendita della benzina senza tasse; falsa la notizia che il Covid 19 sarebbe stato creato da Bill Gates in accordo con le case farmaceutiche; falso che la rete 5G aumenta la diffusione del virus Covid 19 e tante altre ancora.

Tra le potenziali truffe analizzate sui social le più numerose riguardano la vendita di mascherine, nel periodo più urgente, quando non si trovavavano, e a prezzi stratosferici. Ma sono stati offerti anche prodigiosi respiratori, disinfettanti e persino un antiepidemico giapponese di “provata” affidabilità.