L’ hanno già definito con uno slogan riuscitissimo:”lo spot dell’avvoltoio”.

Si riferisce a quegli annunci propagandistici che alcuni avvocati hanno postato su vai siti offrendosi di seguire familiari di morti da coronavirus che ritengono il loro parente non assistito perfettamente dalle strutture sanitarie dal quale è stato preso in cura durante la malattia. Gli avvocati sono una categoria benemerita, perché senza di loro non si tradurrebbe in pratica il sacrosanto diritto alla difesa che è uno dei cardini di ogni democrazia. Ma che fra di loro esistono “mele marce” è anche un dato di fatto incontrovertibile. Altrimenti nessuno si sarebbe sognato, in questo momento drammatico, in cui ospedali, medici, infermieri si stanno prodigando fino al massimo delle loro umane possibilità e già più di 70 di loro ci hanno pure rimesso la vita, nessuno si sarebbe sognato in questo momento di tentare di trasformarsi in uno sciacallo che vuole sfruttare l’occasione per fare un po’ di soldini. Negli annunci era tutto chiaro: nessun anticipo, pagamento in percentuale solo a causa vinta. Roba da avviare un procedimento disciplinare immediato e di espellerli vita natural durante dall’Ordine.

Non si può speculare sui morti e sui malati. Lo stesso Ordine nazionale degli avvocati, per la verità, è intervenuto ed ha ha messo in luce il fenomeno dei colleghi senza scrupoli che approfittano della disperazione di questi giorni per intentare cause contro i medici, presunti negligenti o incompetenti. Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli ha scritto una lettera al Consiglio nazionale forense, per segnalare il diffondersi di questo tipo di comunicazioni pubblicitarie.

Anche gli avvocati di Napoli si sono mobilitati con una dichiarazione ufficiale. “È stata segnalata, su vari siti Internet, da parte di società che riferiscono di fornire assistenza legale, pubblicità finalizzata al risarcimento per eventuali danni di malasanità legati al covid-19. Questa azione è stata fortemente censurata dal consiglio dell’ordine degli avvocati di Napoli”.

Da parte sua il presidente dell’Enpam, la cassa previdenziale dei medici, ha dato mandato di presentare prima possibile un esposto urgente alla Autorità Garante della concorrenza per pubblicità scorretta contro le organizzazioni, tra cui avvocati e studi legali, che intendono speculare sulla pelle dei malati e contro la categoria dei sanitari, nel momento della più grave crisi che il Paese affronta dal dopoguerra. È stata segnalata in particolare una società con sede a Scafati sulla propria pagina Facebook ha pubblicato un post, successivamente rimosso, in cui evidenziava la possibilità, per pazienti affetti da Covid, di intraprendere azioni legali nei confronti dei sanitari e delle strutture ospedaliere. Il problema, in questo momento storico è soprattutto determinato dall’inopportunità etica di queste iniziative. Dal punto di vista strettamente deontologico non è vietato per un singolo avvocato di prestare la propria attività gratuitamente, il problema nasce nel fatto di pubblicizzare la propria attività legandola alla gratuità: con il divieto di accaparramento della clientela si vieta proprio questo tipo di comportamento per casi mediaticamente molto esposti. E il dramma del coronavirus è proprio uno di questi casi.