Stiamo in casa già da un mese circa e ancora ci chiedono di farlo Governo e Comitato tecnico scientifico. Giusto, giustissimo. La guerra al nemico invisibile,  come è stato definito il Covid-19, possiamo vincerla solo facendo squadra e rimanendo lontani gli uni dagli algri. Lasciando perdere quella routine quotidiana che ci sembrava noiosa e che adesso rimpiangiamo molto. Delusi dalle parole di Conte e Borrelli che ci incoraggiano a non mollare ma sono chiare nel dire che non è ancora arrivato il momento di vedere finalmente la luce in fondo a questo tunnel che ci sembra senza fine. Solo i Signori del calcio ci hanno illuso, ma soprattutto si sono illusi, di poter riprendere il campionato il 3 maggio salvo poi correggere il tiro e dire di voler finire campionato e coppe anche andando oltre il 30 giugno con deroghe particolari ai giocatori in scadenza di contratto. Il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora che ha capito, finalmente, che nelle decisioni sul calcio conta come il due a briscola, c’è andato giù duro: “Fino al 30 aprile niente allenamenti. La ripresa il 3 maggio? Irrealistico. Le società di calcio (quelle di A, ndr) vivono al di sopra delle loro possibilità come in una bolla. Devono capire che nulla sarà come prima”. Il presidente della Lega di A, Paolo Dal Pino ha subito replicato con veemenza: “Non è il momento di fare demagogia. La serie A ha un ruolo fondamentale a sostegno di tutto lo sport italiano”. Lo stesso Nicola Gravina, presidente della Figc, ha più volte rimarcato l’importanza di terminare “regolarmente” la stagione 2019/2020. Ma perché questa necessità di voler terminare a tutti i costi la stagione così bruscamente interrotta? Perché questa incertezza e le imbarazzanti decisioni piene di contrasti di federazione, leghe, Aic e finanche degli arbitri che il despota Nicchi ha già detto “che non manderà allo sbaraglio?”. Mentre l’Italia, il mondo, hanno ben altro a cui pensare contando i morti e vivendo una crisi economica che sta già colpendo milioni di persone che non hanno possibilità dimprocurarsi il necessario quotidiano e perderanno il lavoro, il calcio, in Italia più che altrove fa ancora professione di ottimismo, se possibile definire tale le indecisioni e il mancato progetto per un piano che andava varato appena ci si è resi conto della gravità della situazione. Ma evidentemente il termine pandemia non deve riguardare il calcio e i suoi signorotti seduti dietro la scrivania…

Il calcio è il volano di tutto lo sport italiano è vero, ed è, come ha scritto Marcel Vulpis, direttore delllagenzia Sprt Economy.it, un ottimo cliente per lo Stato italiano. Ora però Lotito e De Laurentiis su tutti gli altri pretendenti, vivono con il terrore che se il calcio non dovesse riprendere quanto prima salterebbe tutto il sistema. Mi permetto di aggiungere sommessamente, tutto il sistema no, ma sicuramente il 40 % almeno delle società professionistiche di A, B e C e almeno una decina di serie A con conseguenze che sono facilmente immaginabili. Spadafora, due di coppe del calcio, ha colto solo una parte della verità. Perché troppi presidenti stanno “giocando” da anni i campionati con le loro squadre avendo chiesto e ricevuto prestiti enormi, contraendo quindi debiti, con gruppi bancari molto molto vicini al mondo del calcio e dei quali sono elementi rappresentativi, non ci permettiamo di dire i proprietari i vari Carraro, Abete e Geronzi. Ecco la bolla in cui vive il calcio ed ecco spiegata la necessità di dover chiedere la stagione per evitare un crack fatto di altri debiti che federazione e leghe potrebbero coprire solo con un bagno di sangue e di monete. I “Signori” del calcio hanno fatto i paperoni con soldi non loro, spendendo e spandendo in modo stupido e scriteriato confidando che alla fine avrebbe sempre pagato Pantalone per loro. Il Covid-19 è arrivato come uno tsunami e ora, più chr pensare a programmare il futuro, come sarebbe giusto, si pensa a salvare il salvabile. Non importa come.  È vero, luglio è ancora lontano e il “miracolo” ci auguriamo tutti che avvenga. Non certo per questo calcio scialacquatore e cicala. Ma bisognerà vedere pure in che condizioni ci arriveremo e saremo. Può darsi che allora, il calcio, non sarà più una necessità come volevano farci credere e abbiamo creduto fino ai primi giorni di marzo. Covid-19 ci ha riportati tutti, o quasi, alla cruda realtà. Non è detto che sia stato il male peggiore.