Mentre a Napoli ci si aiuta a vicenda con una vera gara di solidarietà con l’ideazione della spesa sospesa, il panaro solidale e le spese consegnate nei quartieri e agli indigenti, in Piemonte c’è chi specula sull’emergenza Coronavirus addirittura alzando i prezzi dei prodotti più importanti della catena alimentare del 200 per cento. Pane, latte e altri prodotti alimentari nei supermercati sono saliti di prezzo di tanto, appunto anche del 200 per cento, approfittando della situazione attuale.

Nel supermercato torinese il pane e l’olio venivano venduti a prezzi raddoppiati, un chilo e mezzo di arance invece di 1,30 euro costava 2,89 euro, e anche la colomba pasquale che da 3 euro, come recitava l’offerta sul volantino, veniva venduta a 7 euro. I finanzieri della tenenza di Lanzo Torinese sono intervenuti in un supermercato della catena Conad di Favria, in questi giorni di emergenza coronavirus in cui tanti, quando vanno a fare la spesa, preferiscono fare grandi scorte di cibo per uscire il meno possibile di casa. I finanzieri hanno accertato che i prezzi non rispettavano le offerte del circuito commerciale di cui fa parte il punto vendita: si parla di incrementi anche fino a oltre il 200 per cento rispetto a quanto dettato dal marchio. La lista è lunga: dalle arance ma anche la bottiglia di olio di oliva che invece di 3,59 euro finiva nello scontrino a 5,45 euro, o la passata di pomodoro che, da listino sotto all’euro, ne costava 1,66.

Al doppio del prezzo veniva venduto il prosciutto (23,90 al chilo invece di poco meno di 15 come da volantino), il caffè e persino il cibo per i gatti. I baschi verdi hanno accertato che il responsabile del punto vendita, inoltre, continuava a vendere merce per cui il decreto della Presidenza del consiglio dei ministri ha impedito la vendita perché non considerata di prima necessità. Per il negoziante è scattata la denuncia alla procura di Ivrea per “manovre speculative su merci”, reato che prevede multe fino a 25mila euro e fino a tre anni di carcere.

L’uomo è stato denunciato anche per la vendita di prodotti non consentiti. Per non creare però disagi per la clientela, e quindi consentire agli abitanti della zona di poter acquistare la merce indispensabile, le fiamme gialle hanno chiesto l’autorizzazione per evitare il sequestro delle merci. 

Cosa che nel resto d’Italia non si è verificata e, anzi, al Sud e a Napoli in particolare il cuore delle persone sta venendo fuori oltre al grande rigore ed al rispetto delle norme anti contagio.