Abbiamo 500 morti al giorno ma c’è chi vuole giocare

L’assurdo intendimento dei presidenti deli club di serie A che pensano di riprendere il campionato a maggio

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Il calcio è la terza “industria” del Paese e subirà, come tutte le industrie, danni incalcolabili dall’epidemia da coronavirus. E’ possibile che quando tutto sarà finito e si faranno i conti, molte società del mondo professionista saranno costrette a portare i libri in tribunale e spariranno dalla scena. E’ un rischio concreto che va debitamente, purtroppo, tenuto nel conto.
Alla ripresa avremo probabilmente campionati “dimagriti”, con minori presenze e più concentrati nel tempo. Quello che i calciatori, soprattutto di serie A, impegnati su più fronti, chiedono inutilmente da anni. Il coronavirus sarà riuscito con la forza dirompente della sua aggressione a conseguire un risultato che gli egoismi e le piccole convenienze hanno sempre osteggiato. Sono anni che in serie A ogni campionato si chiude sistematicamente con due o tre squadre distanziate da un divario stratosferico, incapaci di competere economicamente con tutte le altre. Che senso ha farle competere nella massima serie? Non ci sarà da rallegrarsene, considerate le circostanze in cui tutto ciò sarà maturato. Ma sarà così.


Detto questo e con tutta la comprensione per la catastrofe che si abbatterà sul sistema, con crisi di fatturati, riflessi sull’occupazione e soprattutto sull’indotto, sui ricavi pubblicitari e televisivi, sul valore dei singoli calciatori, è evidente che i questi giorni i vertici europei, nazionali e i singoli presidenti non hanno offerto uno spettacolo dignitoso e credibile. Di fronte ad un disastro senza precedenti solo martedì l’Uefa si è decisa a rinviare gli Europei e le varie competizioni per club. Quanto alla Lega Calcio le figuracce assommate nell’ultimo periodo sono talmente magre e sconsolanti che la dicono lunga sulla lungimiranza dei suoi componenti. Tentennamenti, rinvii, porte chiuse, porte aperte, litigi furiosi tra presidenti, un ritardo assurdo per bloccare il campionato. Insomma roba da chiederne il commissariamento, se non fosse che comunque insorgerebbero difficoltà e proteste, visto che si tratta di una’accolita privata.
E veniamo ai presidenti. Agnelli, Lotito, Zangh e De Laurentiis hanno offerto il repertorio migliore. Sono forse quelli che rischiano di più e le loro resistenze, sotto un aspetto prettamente utilitaristico, in tempi normali, sarebbero anche comprensibili.


Ma l’Italia, come ormai ripetono tutti, è in guerra contro un nemico subdolo e invisibile, che provoca solo angoscia, distruzione e morte e che per il momento, a nostra differenza che lo combattiamo, si mostra immortale, inattaccabile. Di fronte ai bollettini quotidiani che parlano di oltre 3000 mila contagiati e di 450 morti, come si fa a pensare, seppur lontanamente, a date in cui poter riprendere il campionato? Pura follia.
E De Laurentiis che sembra non volersi arrendere mai, aveva già individuato, è incredibile, il 19 marzo quale data per la ripresa degli allenamenti. Poi l’ha spostata al 23. Ma come si può ipotizzare che fra tre giorni, persistendo il divieto di assembramenti, i giocatori del Napoli se ne vadano in auto “per lavoro” a Castelvolturno, e agli ordini di Gattuso si mettono a svolgere esercizi uno accanto all’altro a meno di un metro di distanza e senza protezioni? Il presidente dovrebbe affittare un terreno di svariati ettari, attrezzarlo velocemente e Gattuso dovrebbe munirsi di un megafono per impartire ordini all’ultimo calciatore distante da lui un centinaio di metri.
Un’ipotesi farsesca. Ma come è possibile che un imprenditore di successo (tutti glielo riconoscono), che ha sfondato nel mondo del cinema e poi, da neofita, si è ritagliato un ruolo di tutto rispetto e da protagonista nel mondo del calcio, possa ipotizzare una panzana del genere? E come è possibile che il signor Lotito continui ad opporsi a tutto perché ancora non ha capito che il campionato non riprenderà mai e che svanirà il suo pur legittimo sogno di strappare lo scudetto alla Juventus? Misteri del cervello umano.
Il tutto mentre si continua a morire, mentre tutti noi siamo reclusi in casa e mentre altri due giocatori di serie A risultano positivi al tampone.
Con quattro-cinque squadre in completa quarantena c’è ancora qualche illuso (da ieri anche il presidente della Figc Gabriele Gravina) che pensa che a maggio, cioè fra 40 giorni, si possa riprendere a giocare. Come se nulla fosse.