E l’Europa ora segue l’Italia

Finalmente dopo quello italiano anche gli altri campionati del continente sono stati sospesi

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Forse noi italiani non siamo stati bravi a prendere subito le decisioni politiche giuste per affrontare ed arginare questo nemico invisibile e spaventoso che è il Covid-19, però siamo stati il Paese che prima ne ha intuito la pericolosità mentre gli altri Stati europei nicchiavano. E proprio dalle lacune e dal colpevole ritardo con cui l’Italia ha imposto misure severissime, l’Europa avrebbe dovuto trarre gli insegnamenti giusti per giocare d’anticipo sul Covid-19. Uso un termine calcistico perché nello sport, ma soprattutto nel calcio miliardario, gli organismi internazionali, l’Uefa e quelli nazionali, Leghe e Federazioni, avrebbero potuto evitare l’epidemia che si sta diffondendo tra gli stessi atleti ma soprattutto impedire che a stadi aperti l’epidemia diventasse pandemia.

L’Uefa in particolare, con Aleksander Ceferin e numerosi presidenti a fare irresponsabilmente la figura degli “scemi del villaggio” fino a giovedì sera, hanno continuato a far giocare le coppe europee addirittura con due partite a porte aperte dopo che il governo spagnolo vietando i voli da e per l’Italia aveva costretto di fatto l’Uefa a rinviare Inter-Getafe e Siviliga-Roma non senza prima aver chiesto gentilmente ai due club italiani se non volessero ritirarsi! Che garbo, che modo squisito di pensare ai propri interessi personali. La lobby pallonara non s’è smentita neanche dinanzi alla morte e al dolore di centinaia di migliaia di tifosi. Adesso, che dopo quello italiano, tutti i più importanti campionati europei sono stati sospesi alla luce dei primi casi di positività tra calciatori e dirigenti si aprono scenari tutt’altro che rosei per l’Uefa e l’intero universo calcistico. Martedì Ceferin non potrà che certificare il rinvio di Euro2020 almeno di un anno nella speranza, e questo è il nostro augurio anche da posizioni diverse, che almeno Champions League ed Europa League possano concludersi entro il 30 giugno. Ma chi può dire quanto durerà ancora l’emergenza e quanti altri atleti verranno trovati positivi anche se asintomatici? Venerdì per la prima volta l’amministratore delegato della Lega italiana, Luigi De Siervo, a precisa domanda “Quando pensate si potrà riprendere a giocare?” ha dato una risposta logica e di buon senso: “Quando ce lo diranno i medici”. Non sono ottimista neanche sul medio termine. Ci sarà un motivo se nella delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio scorso è stato dichiarato per sei mesi lo stato di emergenza sul territorio nazionale “relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”. Fatti presto i conti, riusciranno Figc, Lega e club a superare i problemi sanitari, organizzativi e tecnici entro il 30 giugno considerate anche le necessità di ripresa delle condizioni atletiche da parte dei giocatori? A nostro sommesso avviso se entro il 15 aprile non ci sarà stata la curva discendente in modo deciso e costante di contagiati (non solo nel calcio e nello sport in genere) meglio chiudere e resettare tutta questa stagione di anno bisesto e funesto, ripartendo daccapo e programmando per tempo, con idee chiare e soluzioni condivise la stagione 2020/2021 che non sarà meno difficile, speriamo però per soli motivi di date e di tempi. Non assegniamo lo scudetto, dunque, diamo la Champions League alle prime quattro squadre in classifica alla 24esima giornata bloccando retrocessioni e promuovendo le prime 2 formazioni dalla B. Sarà una A a 22 squadre e magari la B, potrebbe con le quattro promozioni dalla C, sdoppiarsi in due gironi da 12 squadre. Si faranno sacrifici, magari al ritmo di tre partite fisse o quasi settimanali, considerate le coppe internazionali. Ma i club oggi con organici tanto numerosi sono già attrezzati. Altre soluzioni? Vedremo ma soprattutto servirebbe un miracolo… per ricominciare al più presto e di nuovo con la gioia di veder rotolare un pallone sulll’erba. Fifa, Uefa e Leghe eventuali miracoli li farebbero solo per sé e per i soldi da ingurgitare strafregandosene della salute e della passione della gente. Almeno questo, il Covid-19 ce l’ha fatto capire: giocano sulla nostra pelle e pure su quella dei giocatori.