Virus: il paradosso delle Poste

In tempo di Coronavirus e di attuazione delle misure restrittive imposte dai Dpcm del 4 marzo e dell’11 marzo anche la consegna diretta di multe, cartella esattoriali, atti giudiziari assicurate o raccomandate con ricevuta di ritorno può essere un comportamento a rischio di contagio per gli attori interessati dal processo: il portalettere e il destinatario. Ed è per questo che Poste italiane dal 6 marzo scorso per contribuire alle misure di contenimento del virus Covid-19, ha stabilito nuove modalità di erogazione del servizio di recapito. “Il portalettere – si legge nella nota sul sito – provvederà all’immissione dell’invio nella cassetta domiciliare o in luogo con condizioni minime di sicurezza, informando il destinatario o altra persona abilitata di tale modalità di consegna ed attestandola, in qualità di incaricato di pubblico servizio, con la propria firma sui modelli di consegna e gli avvisi di ricevimento. È facoltà del destinatario o della persona abilitata richiedere, al momento del recapito, il rilascio dell’avviso di giacenza, con conseguente deposito dell’invio presso l’ufficio postale per il ritiro nei termini indicati nello stesso. In caso di assenza temporanea o rifiuto dell’invio, saranno applicate le consuete modalità di recapito. La medesima procedura potrà essere applicata anche ai pacchi”. Quanto poi alle notifiche a mezzo posta, come indicato ancora sul sito “tenuto conto della impossibilità di effettuare il recapito a mano, a tutela della salute dei lavoratori e degli utenti, gli invii saranno direttamente depositati presso gli Uffici Postali e si darà corso agli adempimenti prescritti dall’art. 8 della legge 890/1982, con rilascio di “avviso in busta chiusa a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento”, (c.d. CAD)”.

Ma si tratta davvero della modalità di consegna o meglio di “non consegna” a questo punto più idonea a limitare la diffusione del contagio?
Se lo chiede l’avvocato Erich Grimaldi, trovatosi in una delle situazioni sopraindicate. “L’addetto dell’ufficio postale – racconta Grimaldi – in presenza del portiere dello stabile, incaricato, da sempre, al ritiro di plichi e raccomandate, anziché consegnare il plico a me destinato, ha rilasciato nelle mani dello stesso portiere, un avviso di giacenza, costringendomi (trattandosi di atto in scadenza), a recarmi, in uno stato di pandemia e pericolo di contagio, all’ufficio postale”. Recatosi all’ufficio postale dove “non tutti gli impiegati indossavano la mascherina” il direttore per tutta risposta gli ha consegnato un avviso, che richiamando il Dpcm del 4 marzo 2020, che prescrive misure per contenere la diffusione del COVID-19, statuisce che “il recapito di posta raccomandata, assicurata e pacchi potrà essere effettuato, tramite immissione nella cassetta domiciliare o luogo, con condizioni minime di sicurezza per l’invio, richiamando l’art. 25, comma 2, della delibera 385/13/CONS”. “Ma l’articolo chiamato in questione – spiega Grimaldi –  prevede che la consegna degli invii postali avvenga presso l’ufficio postale, quando sussistano oggettive difficoltà che comportano speciali aggravi o pericoli per il portalettere”. “Dove sarebbe lo stato di pericolo a consegnare il plico al portiere incaricato – si chiede Grimaldi – al quale, comunque, il portalettere rilascia l’avviso di giacenza? Non è forse più pericoloso costringere centinaia di persone a recarsi, in un momento di pandemia, all’ufficio postale, con impiegati senza mascherina, dove si entra due persone alla volta e si creano facilmente assembramenti all’esterno?”

Siamo infatti in presenza di un paradosso: alla situazione di “pericolo” (quella evitata al portalettere) saranno comunque esposti un numero maggiori di attori: i dipendenti dell’ufficio postale che dovranno consegnare agli utenti il plico e tutti i cittadini che saranno costretti, per necessità (indotta da un “disservizio”) a recarsi agli sportelli, aumentando il rischio del moltiplicarsi delle occasioni di contagio, proprio quello che le nuove modalità di erogazione del servizio di recapito dichiarano di voler contribuire a contenere…