Stop totale in Campania: si segue l’esempio della Lombardia

De Luca

Con l’ordinanza numero 12 di mercoledì 11 marzo 2020, il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, ha disposto con decorrenza immediata e fino al 3 aprile prossimo, il divieto di svolgimento sull’intero territorio della regione Campania, dei mercati anche rionali e settimanali e di fiere di qualsiasi genere. Si tratta di un ulteriore passo in avanti verso la chiusura totale delle attività commerciali, dopo che lo stesso governatore della Campania aveva già imposto lo stop a barbieri, parrucchieri e titolari di centri estetici. Si va, dunque, verso un blocco totale sul modello di quanto sta accadendo in Lombardia, dove, visto l’espandersi rapido di casi da contagio da Covid-19, si è deciso ormai che possono restare aperti solo generi alimentari e farmacie, ovvero i negozi indispensabili per le famiglie.

“I cittadini di Napoli – spiega De Luca in un’intervista a Radio Crc – hanno dato una prova di compostezza straordinaria. A Napoli in giro non c’era nessuno. Credo che la Lombardia e il Veneto facciano bene a fare quella richiesta: meglio interrompere tutte le attività economiche. Il sindaco di Bergamo dice ‘facciamo come se fossimo a ferragosto’. Teniamo conto che in Lombardia ci sono dei numeri eccezionali, ci sono oltre cinquemila contagi e una grande difficoltà sulla terapia intensiva. Valutiamo nelle prossime ore, se servirà io non avrò problemi a chiedere la chiusura di tutto, e cioè resteranno aperti sono farmacie e negozi alimentari e supermercati. Se facciamo le ordinanze e poi non ci sono i controlli il sistema non funziona, per questo faccio appello alle forze dell’ordine e alla polizia municipale perché siano attivi. Non si può tollerare – prosegue il governatore della Campania – chi abbassa a metà la saracinesca per continuare a fare un po’ di attività. Se alle 18 chiudono le attività commerciali, bisogna controllare. Chi non si attiene alle ordinanze, compie un reato penale, perché la diffusione di epidemia è un reato penale grave. Io dico di no al cibo da asporto – conclude De Luca – nonostante il Governo abbia detto sì. Se abbiamo cento pizzerie che ogni sera fanno almeno dieci consegne a domicilio diventano mille contatti in dieci giorni, con la consegna di pizze a meno di un metro dal cliente. È una piccola cosa che rischia di creare migliaia di contatti personali e moltiplicare il contagio”.