E ora anche l’Uefa si accorge dell’epidemia

Se non fosse tutto terribilmente vero, sembrerebbe di essere su “Scherzi a parte”. Gli ultimi giorni, invece, stanno facendo capire quelle che sono le vere dimensioni e la portata del Covid-19 come problema mondiale. Sembrava che solo l’Italia fosse l’untore del virus entrato in circolo in Cina, adesso l’Europa tutta da atteggiamenti spavaldi, in certi casi arroganti di alcuni Paesi, sta comprendendo che il nemico, sottovalutato o sottaciuto dolosamente che fosse stato, ha invaso anche loro. Un’invasione anche nello sport. Anche nel calcio. In Inghilterra sono stati messi in quarantena 14 giocatori dell’Arsenal e non è difficile immaginare una sospensione del campionato, in Germania c’è stato il primo caso di positività per un giocatore professionista della serie B tedesca, tesserato con l’Hannover, in Spagna il Getafe non ha avuto il placet per volare a Milano e disputare l’incontro di Europa League contro l’Inter, e anche la Roma, con decisione presa anche dall’Uefa finalmente, non potrò giocare in Spagna la sfida di Europa League con il Siviglia. Al momento solo l’Uefa non è ancora convinta di uno stop completo sulle due competizioni europee per club e sul rinvio dei campionati europei sostenendo che saranno compressi in un margine di tempo minore ma non cancellati. Il timore di perdere contratti e sponsor milionari per la competizione europea evidentemente per i ras del calcio, Ceferin in testa, fa più paura del Coronavirus stesso. Per quanto tempo ancora andrà avanti questo psicodramma che, per certi versi, diventa farsa quando molti personaggi, probabilmente in cerca d’autore, sembrano ancora non volersi arrendere all’evidenza di fatti ormai certi e che mettono in pericolo la vita di tutti? In Italia, ad esempio, le affermazioni di Arturo Diaconale, capo della comunicazione della Lazio, vanno contro qualsiasi senso, morale e professionale. Sanno di un’ignoranza e di un cinismo che solo un povero ipocrita in giacca e cravatta, evidentemente protetto, può permettersi di dire in presenza di fatti e situazioni drammatiche non solo in Italia e non certamente solo per il calcio, visto che non si è fermata solo l’azienda calcio, ricca ed opulenta, ma l’intera economia del Paese, anche nei suoi più piccoli aspetti imprenditoriali. Le proposte di Nicola Gravina, presidente della Figc, sul possibile annullamento del torneo, l’eventuale disputa di play off per lo scudetto e play out per la retrocessione, trovano dei limiti oggettivi e legali che porterebbero inevitabilmente i clib che si sentissero lesi da tali decisioni ad adire le vie della giustizia amministrativa ordinaria, con chissà quali ritardi per l’inizio eventuale della stazione 2020/2021. Così come non sembra la migliore soluzione quella di dichiarare concluso il campionato all’esito dell’ultima giornata disputata completamente. In questo momento servono decisioni forti, prese in coscienza ed in comune da parte di tutte le componenti politiche europee, andando al di là delle logiche di interessi di parte e di club, leghe e Uefa prettamente economici e non certo prese per il bene della salute della gente.
Fermare il calcio in attesa di tempi migliori per riprendere a giocare. Sperando che arrivino al più presto. Così come al più presto ci auguriamo che arrivino anche verità, assunzioni e decisioni di responsabilità da parte dei politici di un’Europa che ancora non è unita. Sappiano che si gioca la partita più difficile dal 1945.