La festa della donna ai tempi del Coronavirus. In attesa di avere più lavoro e welfare

Pure le scuole chiuse e gli anziani a casa per il Coronavirus, ad appesantire le faticose giornate delle mamme lavoratrici in questa “festa della donna” che vede le donne più che mai strozzate tra impegni di casa e di lavoro, cura dei figli e dei nonni, in una società dalla piramide demografica capovolta, come un triangolo che si regga sulla punta: sopra la massa di anziani, e nella parte bassa i giovani, a reggere un peso insostenibile… Tanti i passi avanti fatti dal dopoguerra a oggi (diritto di voto, divorzio, aborto, cancellazione del delitto d’onore, inserimento in professioni una volta interdette, pene più serie per gli stupratori) per poi ritrovarsi in una società disgregata, nello sfacelo delle istituzioni e dove sono saltate le regole e i ruoli (e vengono persino messi in discussione i diritti acquisiti)… “Il mondo è caos, la civiltà è la norma”, cioè quell’insieme di regole costruite nel corso dei secoli per dirimere giuridicamente i rapporti tra gli essere umani invece che con la violenza e col sangue. Ma oggi è di nuovo il caos. Negli ultimi anni la Giornata della donna è stata all’insegna del contrasto ai femminicidi, ma anche senza arrivare a questo in tante famiglie è l’inferno; perché anche l’uomo è in crisi, per la perdita di ruolo in famiglia e le traversie nel lavoro. Dopo le lotte degli anni Settanta, la società si è “femminilizzata” acquisendo valori e sensibilità tipicamente della donna ma si sono anche persi i valori “maschili” come la lealtà, la parola, l’orgoglio della propria competenza e professionalità, la difesa dei più deboli, il concetto che ciascuno nel compiere il proprio dovere quotidiano deve partecipare al bene della collettività. L’uomo, che ha perso la sua identità, reagisce spesso con violenza. Quali modelli, quali esempi, per i giovani?

Ha ancora senso, poi, festeggiare la festa della donna, laddove da almeno un lustro è in corso una silente pervasiva campagna nazionale per propagare la normalità del genderfluid – attraverso le scuole, i cartoon, la moda, film, soap opera e quant’altro – confondendo i piccoli alle soglie dell’adolescenza (già foriera di tanti tormenti) ben sapendo che la vita è più difficile per chi esce dal “sentiero battuto” dai più?
Se un senso ha ancora, la festa della donna, è quello di chiedere più lavoro e servizi sociali: sostegni alle famiglie, alle mamme ormai sopraffatte. Non a caso il rimpianto più grande, di alcune femministe anni Settanta, è quello di aver perso i momenti più importanti della crescita dei figli, per inseguire la carriera.
Nessuna donna che lavora, vuole per questo rinunciare al suo ruolo di padrona di casa, di moglie e di madre…
Il sistema famiglia di un tempo è saltato. L’economia si sta trasformando. Servono più lavoro e più welfare per porre un freno all’autodistruzione. Regole, e ripristino dei diritti acquisiti.