I numeri danno ragione a Rino

da | Mar 7, 2020 | Calcio Napoli

È il momento di riflessioni, come sempre accade quando capitano situazioni e avvenimenti che mettono a dura prova le coscienze e le vite di molte persone. Il mondo del calcio, dopo le solite figuracce di Lega e presidenti vari e l’inerzia di politici incapaci anche del minimo buon senso, è stato messo d’accordo dalla decisione di un comitato composto da uomini di scienza che hanno “consigliato” il governo a varare un ulteriore decreto ministeriale con il quale sono state vietati assembramenti, avvenimenti e riunioni pubbliche in un momento tanto delicato per il Paese. Si giocherà il campionato, dunque, tra stasera e domani, perché lo spettacolo deve andare avanti, ma si giocherà senza spettatori, con buona pace di chi o di coloro che pensavano ad incassi milionari strafregandosene della salute della gente.


Momento di riflessione, dunque, per pensare e magari programmare un futuro migliore e anche meno incerto. Anche per il Napoli, che domani non giocherà avendo già disputato la gara contro il Torino per la ventiseiesima giornata di campionato, e potrà concedersi un turno di riposo che, tutto sommato, visto il tour de force delle ultime tre settimane, con 6 partite disputate tra Campionato, Champions e Coppa Italia, consentirà agli azzurri di tirare un po’ il fiato in vista delle impegnative trasferte di Verona e barcellona, snodi importantissimi della stagione. In particolare per Rino Gattuso. L’ex tecnico del Milan è approdato sulla panchina azzurra alla sedicesima giornata e l’esordio non fu certo dei più felici vista la sconfitta interna rimediata contro il Parma. Da allora il Napoli e Gattuso hanno disputato altre 14 gare (10 di campionato, 3 di Coppa Italia e una di Champions) per un totale di 15 con uno score di 9 vittorie – 6 in campionato e 3 in Coppa Italia – poi 1 pareggio, contro il Barcellona – e 5 sconfitte, tutte in campionato e di cui ben 4 al San Paolo. In totale 28 punti conquistati, 13 in casa, contando le 2 vittorie in Coppa Italia e il pareggio contro il Barcellona e 15 in trasferta, frutto di 4 vittorie in campionato più la vittoria di Coppa a San Siro contro l’Inter. Con un totale di 22 reti realizzate – 9 fuori casa – e 18 subite – 13 in casa-.


Uno score che, a dispetto del disastroso inizio, ha portato Gattuso ad avere una media punti a partita di 1.86 contro l’1.47 di Ancelotti nelle sue 21 partite stagionali (15 di campionato e 6 di Champions), prima dell’esonero “concordato”. Un cammino, quello del tecnico calabrese, che merita un’attenta chiave di lettura su come abbia rimodellato il Napoli in una versione molto diversa da quella che voleva Ancelotti. Ripartito con la certezza del tridente ha subito compreso che il Napoli doveva e poteva imparare a migliorare la fase difensiva e di non possesso sicuramernte sotto l’aspetto tattico ma anche sotto quello dell’attenzione e della concentrazione per poi poter diventare più concreto e propositivo nella manovra sia di ripartenza che d’attacco che doveva diventare più svelta e veloce. Le sconfitte interne, ultima quella contro il Lecce, hanno ulteriormente convinto il tecnico che il problema era l’indolenza della squadra e dei singoli nella fase difensiva, con errori grossolani di posizionamento, nello scivolamento dei difensori e nella copertura dei centrocampisti. Gattuso, tra richiami, strigliate dure e richieste di ricerca dell’equilibrio, ha riportato squadra e singoli alla realtà, agganciandola a quel sano pragmatismo e alla concretezza che lo contraddistinguevano da giocatore. In questo modo è nato il Napoli con 10 uomini sotto la linea della palla ma anche capace di ripartenze fulminee e letali, come contro l’Inter e il Barcellona. Un Napoli che sembra avere delle certezze e soprattutto che sa cosa fare e come farlo, a prescindere dagli uomini che vanno in campo. Una squadra, insomma, che ha ritrovato compattezza e coesione come qualche stagione fa. E con la voglia di giocare per vincere e divertirsi anche sapendo soffrire. Gattuso le ha restituito serenità e ridato la spinta per cercare di raggiungere obiettivi fino a due mesi fa ritenuti un “miraggio”. Sarà poco aziendalista, ma il Napoli tutto, intendo società oltre la squadra, deve seguirlo. È questo il semplice assioma valido per tutto il resto. In questo momento un allenatore così diventa una risorsa in più anche per la società. Anche perché, avendo vinto coppe e scudetti, sa come si fa. Ha dimostrato con i fatti di saper migliorare squadra e singoli convincendoli al sacrificio, sollecitandoli senza giustificarsi o giustificarli. Il Napoli che vuole rilanciarsi ha bisogno di un tecnico così. Sempre umile e determinato. Lo dicono anche i numeri!

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