Donne nell’arte. Storie di passione, resistenza e amore

da | Mar 7, 2020 | Cultura&Spettacolo

L’8 marzo ricorre la Giornata internazionale dei diritti delle donne. Si ricordano annualmente le conquiste del genere femminile da un punto di vista sociale e politico, superando discriminazioni di genere e spesso violenze fisiche e psicologiche. Eppure sembra legittimo fare un passo indietro ed elogiare, prima ancora dei risultati ottenuti, ciò che ha permesso alle donne di raggiungerli: la loro più intima forza.

La donna non è solo il clichè della sensibilità e della gentilezza, non sempre è comprensiva e con attitudine materna. Ma è fiamma che non si spegne, è principalmente resistenza alle avversità; vita che nasce e perdura. Tra le innumerevoli storie che si potrebbero enumerare, riportiamo il percorso di quattro donne diversissime tra loro per età, epoche storiche e campi artistici, ma tutte unite da un profondo e incorrutibile amore per la vita.

Dolores O’Riordan. Il rock diventa donna

La mingherlina frontman e leader dei Cranberries sprigionava una voce graffiante e acuta durante le esibizioni. Le sue canzoni hanno raggiunto il podio della musica rock e il suo nome è ormai conosciuto in tutto il mondo. Una vita di successi e grinta, sbocciata all’ombra di profonde difficoltà. Vittima di violenze sessuali da parte di un amico di famiglia, ha sofferto anche di anoressia per gran parte dell’adolescenza. Con la sua chitarra e i suoi brani ha gridato al mondo tutta la vita che aveva. “Zombie”, scritta in seguito agli attentati dell’IRA, l’ha portata all’apice del successo divenendo un inno pacifista al pari di “Imagine” di John Lennon. Si è imposta con la forza di una supereroina sulla scena rock degli anni novanta dominata da soli uomini. Non solo, è riuscita a farlo portando con sè una sonorità irlandese e una voce unica e atipica. La depressione e il disturbo bipolare non hanno arrestato il suo percorso, ma le hanno permesso di dar voce alle inquietudini più profonde di tanti ragazzi “persi” per il mondo e immersi nelle difficoltà.

«Questo è l’inizio del tuo giorno. La vita è più complicata di quello che sembra. Sii sempre te stessa lungo la strada. Vivendo fino in fondo lo spirito dei tuoi sogni.»

Coco Chanel. La rivoluzione comincia dall’abito

Un’altra vita travagliata è quella di Coco Chanel, simbolo della moda e di una nuova maniera di essere donna. Dopo un’infanzia segnata da lutti familiari e abbandoni negli orfanotrofi, ha investito nella sua passione per gli abiti durante la Grande Guerra giungendo ai vertici della notorietà e condizionando il nuovo ruolo della donna. Non si è limitata a dare una svolta al mondo della moda femminile, ma ha rivoluzionato gli anni ’20. Ha abbattuto il divario estetico tra donne e uomini superando la concezione dominante che non riusciva a vedere il genere femminile pari a quello maschile nella società e nel lavoro. È riuscita nel suo intento semplicemente unendo una giacca dal taglio maschile ad una gonna. La nuova donna si sentiva legittimata e nasceva con lo stile di Coco Chanel: una donna emancipata, libera, rivoluzionaria. Nel nome di un’innovazione a tutto tondo della figura femminile, ha anche creato la sua storica essenza “Chanel n.5”: per la prima volta un profumo elaborato con essenze naturali e sintentiche. Coco Chanel ha legittimato la donna moderna, sostenendola nel suo percorso verso l’emancipazione e creando un mondo ad hoc per lei. Abiti comodi per lavorare e per mostrarsi al pari dell’uomo, ma senza rinnegare la propria femminilità nel tentativo di un’accettazione maschile. Addio a corsetti e crinoline. La nuova donna era elegante, indipendente e forte. La nuova donna era Coco.

«Un uomo può indossare ciò che vuole. Resterà sempre un accessorio della donna.»

Frida Kahlo. L’arte è più forte della vita

La storia di Frida Kahlo è stata costellata di dolori fisici. A 18 anni, a causa di un incidente, il corrimano di un tram le ha trafitto la schiena, rendendole impossibile concepire figli e costringendola a letto per nove mesi con un busto di ferro. È stata proprio l’esigenza di evasione durante questi mesi a spingerla verso la pittura. Neanche il suo amore per Diego Rivera è stato sereno: strattonato dai tradimenti di lui, separazioni, ricongiungimenti e diversi aborti. La salute non le ha dato mai tregua e nel corso della sua vita ha subito 30 interventi chirurgici e l’amputazione della gamba desta. Ma Frida è stata più forte di tutto, anche della vita. La sua arte ha avuto il meritato riconoscimento, ricevendo l’ammirazione dei “grandi” del tempo come Kandinskij, Duchamp, Picasso. L’impegno politico e la lotta per l’indipendenza del Messico hanno ribollito sempre nelle sue vene. Ha amato con passione uomini e donne, amici e amanti senza mai lasciarsi andare all’oblio. Fino alla fine. La sua interminabile fiamma ha brillato in ogni circostanza. Si pensi che per presenziare all’inaugurazione della sua prima mostra in Messico, ha fatto disporre il letto nel centro della galleria in modo da poter parlare e bere con tutti i presenti!

«Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci dev’essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io. Vorrei immaginarla, e immaginare che lei debba essere là fuori e che anche lei stia pensando a me. Beh, spero che, se tu sei lì fuori e dovessi leggere ciò, tu sappia che sì, è vero, sono qui e sono strana proprio come te.»

Audrey Hepburn. Un eroe della Resistenza ad Hollywood

La piccola fatina di Hollywood. Audrey Hepburn è stata un’icona di sobrietà ed eleganza per tutte le donne. Ebbe uno sguardo gentile e una parola attenta per tutti. Libera e appassionata, ha conquistato il cinema con “Vacanze romane”, “Sabrina”, “Colazione da Tiffany”, vincendo il cuore degli americani e restando nell’immaginario collettivo come la tenera e romantica ragazza dei suoi film. Ma in pochi conoscono la realtà dietro la copertina. Cresciuta sotto il nazismo in Olanda, è stata staffetta partigiana durante la Seconda Guerra Mondiale. Con le sue prime performance da ballerina, ha raccolto i soldi per la resistenza e ha taciuto il suo passato da combattente per il resto della vita svolta sotto i grandi riflettori di Los Angeles. Ha raggiunto il successo e vissuto con passione, nonostante i diversi tradimenti, i matrimoni falliti e la difficoltà di avere i figli tanto desiderati. L’età non ha condizionato mai il suo modo di vivere e negli ultimi anni, prima di essere stroncata dal cancro, si è dedicata alla causa Unicef contro la fame nel mondo e per i diritti umani.

«Per avere degli occhi belli, cerca la bontà negli altri; per avere labbra attraenti, pronuncia parole gentili; e per il portamento, cammina con la consapevolezza che non sei mai sola»

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EDITORIALE

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di Alessandro Migliaccio

Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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