Se Gattuso dalla gara contro il Torino voleva sapere se il Napoli era veramente guarito, farà bene a rimandare il giudizio perché la prognosi, nonostante la vittoria, ha detto che la squadra avverte ancora dei sintomi di malessere soprattutto nel riuscire a dare la spinta decisiva per chiudere  partite tenute in pugno per 88’ minuti.
Nessun dubbio che il Napoli abbia disposto del Torino quasi a suo piacimento, nonostante gli innesti di Lobotka e Politano dal primo minuto, finora poco utilizzati, ma serviva il colpo del ko ben prima del minuto 82’ per evitare che la solita distrazione rimettesse in partita un toro spuntito e senza verve. Sia chiaro che la disamina,  apparentemente  severa e quasi critica, non vuole minimamente scalfire i meriti di un Napoli che ha palleggiato e tirato come poche altre volte verso Sirigu e soprattutto ha dominato a centrocampo; però, e crediamo che Gattuso sarà d’accordo e lo dirà ai ragazzi, invece di piantare banderillas su banderillas sul dorso e sul fianco del toro si doveva trovare subito il colpo risolutore per abbattere definitivamente una squadra che, a nostro sommesso avviso, dovrà darsi da fare molto per evitare di rimanere invischiata pericolosamente nella lotta per non retrocedere. Buon  Napoli, dunque, non bel Napoli, perchè il Torino è sembrata una squadra senza anima, senza forze fisiche nè energie mentali da spendere per  provare a dare fastidio agli azzurri. Eppure ad inizio gara sembrava che il Torino volesse aggradire partita e Napoli per prendere le redini delle operazioni. Impressione fallace, durata pochi minuti. Il tempo di un’uscita infelice di Ospina che consentiva a De Silvestri di battere a porta vuota e a Manolas di salvare  prima che la palla entrasse (2’). ed il Napoli prendeva con calma ad impostare il gioco da dietro con un buon Lobotka, sempre presente nel mezzo della manovra, e Zielinski, Fabian Ruiz, Di Lorenzo e Insigne a creare gioco e Politano ed Hysaj a collaborare sia in fase di spinta che di copertura. I granata potevano solo controllare e al 19’ si aveva la svolta della gara. Fallo di Zaza su Fabian e punizione dalla destra che Insigne pennellava in area granata dove sbucava con forza e tempismo la testa di Manolas. Partita sbloccata. Da quel momento era un monologo del Napoli. Insigne approfittava di un retropassaggio sbagliato di Ansaldi e Sirigu doveva metterci una pezza(24’). Il portiere si ripeteva su Insigne servito benissimo da Milik (30’) ed ancora al minuto 43 quando controllava il colpo di testa di Milik che terminava sulla parte alta della travers. La ripresa, nonostante il Torino cercasse di prendere campo quasi con disperazione, vedeva ancora gli azzurri sfiorare il raddoppio con Milik, il cui tiro veniva ribattuto da Nkolou
(56’), poi con Lobotka, la cui conclusione veniva deviata da… Belotti (60’) ed infine con Di Lorenzo, smarcato benissimo da Politano, che costringeva Sirigu all’ennesima deviazione. Erano, però, le prove del gol dello stesso Di Lorenzo che, pescato in area da Mertens, subentrato a  Milik, scappava a Rincon e batteva in uscita Sirigu (82’). Tutto finito? Macchè. Questo Napoli sa complicarsi la vita e mettere a dura prova le coronarie di tifosi e Gattuso. Ed infatti al 91’ un cross di Ansaldi trovava la testa di Edera che di precisione batteva Ospina. poi il triplice fischio.
Serviva vincere e si è vinto.  Gattuso ha tenuto fede all’impronta e all’impostazione del suo lavoro con rotazioni minime ma giuste. Quelle che servivano per  far rifiatare i più affaticati. Giovedì c’è l’Inter.