Sembra che per alcuni “soloni” calcistici anche quando prestazione e risultato, seppur parziale, siano dalla sua parte, il Napoli non debba goderne appieno. Eppure non era semplice la partita contro il Barcellona. Non lo era per il valore intrinseco dell’avversario, capolista in Liga e che nel girone di qualificazione aveva schiantato Inter e Borussia Dortmund in casa e fuori vincendo tre volte e impattando con i tedeschi in trasferta; non lo era per il Napoli stesso alla continua ricerca di una continuità e di un equilibrio sin qui precari. Lo spirito di squadra mostrato dagli azzurri, il lavoro continuo e incessante del centrocampo, la solidità della coppia centrale Manolas-Maksimovic, la verve di Mertens e Insigne sono punti di partenza anzi, di ripartenza, importanti anche per il campionato. Legato ad un’idea di base, il 4-3-3, il Napoli visto contro il Barcellona s’è camaleonticamente trasformato in una squadra con diversi moduli e sistemi di gioco che è inutile star qui a elencare a tavolino. Difesa anche a 5 in certi momenti della gara, Demme che scende a costruire l’azione in mezzo ai difensori centrali nonostante le… inquietanti presenze di Messi e Griezmann, consentendo anche ai terzini di giocare più alti, senza contare che Fabian e Zielinski hanno provato a sdoppiarsi nella corsa e nel restare corti per stringere le linee di passaggio agli avversari e che Callejon e Insigne nel loro moto perpetuo scendevano molto per venire a prendere palla e provare a cercare la profondità ora per Mertens ora per la mina vagante Zielinski.


Per il bene del calcio italiano ho voglia di rimarcare, senza vergognarmene e senza essere Brera, di aver rivisto il vero calcio all’italiana, quello dei tempi di Rocco al Milan ed Helenio Herrera nell’ Inter, squadre dominatrici negli Anni 60’ in Europa e nel mondo. Un calcio vecchia maniera ma riproposto in versione moderna con grande corsa, movimento, attenzione e cuore. E molta sicurezza. Quella che ha irretito il Barcellona, reduce dal 5-0 contro l’Eibar, ma che non ha avuto la forza e il coraggio di mandare i suoi campioni all’assalto, come colti da una frustrazione insolita con un inusuale stitico palleggio orizzontale, diventato rabbioso e a tratti isterico dopo la gemma di Mertens. Un’ora per sognare poi il gol del pareggio di Griezmann, sull’unica indecisione della difesa, e resistenza e battaglia a campo aperto con una sola squadra, il Napoli, a cercare la vittoria nonostante fatica e poche energie. Certo, qualcosa è mancato nella ripresa quando il Barcellona ha alzato ritmo e velocità nel giro palla, ma la squadra anche nelle difficoltà ha sempre risposto alle sollecitazioni di tecnico e tifosi. Si può essere soddisfatti, insomma. Dopodomani, contro il Torino passato da Mazzarri a Longo, ma finora senza fortuna, occorre la conferma immediata di quanto s’è visto contro il Barcellona. Servirà una partita diversa, d’attacco ma con una manovra fluida e a due tocchi. Possesso palla e qualità di palleggio dovranno certificare da subito la differenza di qualità tra il ciuccio e un toro da prendere subito per le corna. Ringhio vuole conferme immediate che il Napoli c’è. Davvero!