Nicchi vuole complicare il Var

da | Feb 24, 2020 | Sport

L’ineffabile signor Nicchi è davvero un personaggio singolare. Annuncia con grandi squilli di tromba una oscura riforma del sistema Var e contemporaneamente che ti fa? Ricicla dopo un solo turno di sospensione quell’arbitro Giua, colpevole di aver arrogantemente privato il Napoli di un sacrosanto calcio di rigore che avrebbe potuto ribaltare le sorti della sfortunata gara contro il Lecce.
Giua l’ha fatta davvero grossa, ricordiamolo. Milik viene letteralmente arpionato in area di rigore, ma lui invece di fischiare il penalty sanziona il centravanti del Napoli per simulazione. Viene richiamato dal collega del Var, ma dopo un lungo conciliabolo con protervia rifiuta le richieste dei giocatori del Napoli di andare a vedere il monitor e nega il rigore. “Ho visto io!”. Lui, il padreterno!


E Nicchi e Rizzoli? Silenzio assoluto. Almeno Rizzoli nel caso dell’altro grande errore ai danni del Napoli (ma ne ha subiti anche tanti altri), quello commesso da Giacomelli, era intervenuto per chiedere scusa. Questa volta nulla. Ed ora, con la copertura di Nicchi ricicla Giua, e lo ricicla, udite udite, al Var. Immaginate quale affidabilità può dare Giua al Var, visto che ha dimostrato, senza possibilità di smentite, che lui del Var non ha alcuna fiducia, ma crede solo a quello che vede lui (o non vede lui).
A Brescia venerdì sera si è avuta invece la prova di quanto possa incidere positivamente il Var se bene applicato. Orsato, che rispetto a Giua è un signor arbitro, tra i migliori in Italia, si era sbagliato nell’interpretare il fallo del difensore bresciano. “L’ha preso con la coscia”, aveva spiegato ai giocatori del Napoli che protestavano.
Ma è stato richiamato dal collega al Var, è andato a vedere, umilmente, si è reso conto che Mateju aveva colpito con la mano ed ha dato il rigore al Napoli. E nessuno penserà per questo che da domani in avanti Orsato possa essere considerato meno affidabile.
In attesa di assistere alle nuove prodezze di Giua val la pena di ritornare al comunicato criptico di Nicchi. “L’Aia vuole partecipare, con le proprie competenze, a questo progetto innovativo dando il via ad un processo di riforma degli organi tecnici nazionali, che parta dall’accorpamento delle attuali Commissioni arbitrali di vertice, nate quale conseguenza della creazione delle nuove Leghe di Serie A e di Serie B, e si estenda ai modelli organizzativi delle nuove Commissioni arbitrali nazionali, destinate nel prossimo futuro ad operare in tre ambiti: i campionati professionistici, i campionati nazionali dilettanti e il calcio a 5/beach soccer. Un progetto, dunque, inteso a favorire l’unicità di indirizzo tecnico per arbitri, per assistenti arbitrali, per IV ufficiali di gara e per specialisti Var e, quindi, maggiore interscambio e uniformità nelle valutazioni e che porterà ad una migliore crescita valoriale e formativa degli Arbitri, i cui effetti saranno apprezzati non solo da tutti gli stakeholders di riferimento del calcio, ma pure dall’intera organizzazione arbitrale. Altro progetto importante che prenderà il via con la prossima stagione sportiva, una volta completata la realizzazione, sarà la Var Room centralizzata presso il Centro Tecnico Federale di Coverciano. Quella sede diventerà anche il luogo dove spiegare le decisioni arbitrali dal punto di vista tecnico-applicativo, ogni volta che ci sarà necessità, con la loro divulgazione pubblica”.


Tutto chiaro? Affatto. Si capisce solo che vuole fare una sala Var centralizzata a Coverciano. Ma non scioglie gli interrogativi più importanti creati dalla nuova tecnologia. E cioè: che discrezionalità ha l’arbitro in campo nel decidere se andare o non andare a vedere il replay al Var?
E quali sono i compiti reali degli arbitri che stazionano ora nella sala degli stadi e in futuro a Coverciano? Non sarebbe meglio sopprimerli del tutto e lasciare all’arbitro il compito, tutte le volte che ha un dubbio, di andare a vedere? Elementare per tutti, ma non per Nicchi.Così come, per tagliare la testa al toro, dovrebbe chiedere reiteratamente ed ottenere il famoso challenge, che consente all’allenatore di una squadra, di fronte ad un arbitro riottoso, tipo Giua, di chiedere la visione del Var. E così finirebbero le polemiche.

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