C’è un immodificabile aspetto della “napoletanità” che sistematicamente viene fuori anche nei momenti di tensione, di ansia, di paure. È un modo antico di esorcizzare il pericolo, che si tramanda di generazione in generazione spontaneamente, senza che ci sia una “scuola”, un esercizio ripetuto che aiuti a trasmettere certi tipi di comportamento.
La vicenda della psicosi da Coronavirus è emblematica.


Nelle scorse settimane quando il virus cominciava a diffondersi e l’isteria collettiva ne attribuiva la responsabilità ai soli cinesi, nacque lo sberleffo di un noto avvocato napoletano, Francesco Bile, 63 anni, tre figli, civilista, un professionista poco abituato alla situazione nella quale era andato a cacciarsi con il suo scherzo.
Che ha imperversato anche all’estero sul web la sua scenetta in vocale sul Coronavirus, dove la sua voce era diventata quella di un certo “Gennaro a Forcella” che in uno dei vicoli più popolari di Napoli, vico Zuroli, famoso per i “pacchi” o truffe, faceva sapere che affittava un cinese “con la tosse” per evitare le code all’ufficio postale, per trovare il posto sul bus affollato, per entrare al ristorante quando c’è la fila e non si è prenotati.
E c’era pure il tariffario: “Alla posta il cinese con la tosse costa 15 euro – diceva nella nota vocale – Se vuole stare libero in metropolitana o nel pullman costa 50 euro. Se trovi il ristorante affollato il cinese costa 70 euro. Gennaro a Forcella vico Zuroli, a vostra disposizione”.
L’avvocato visse un momento di grande popolarità per effetto della sua iniziativa frutto di una fantasia senza limiti che anche in questa circostanza provava a svelenire il clima e tentare di riportare un sorriso dove invece stava per incalzare l’inquietudine.


E proprio in queste ore è circolata sui social la vignetta che ritrae de Magistris sullo sfondo (la riportiamo in pagina) e che commenta: se si vuole evitare il contagio basta utilizzare la metropolitana di Napoli, dove grazie alle lunghe attese si può sperare che passi il tempo dell’incubazione e quindi del pericolo. Esilarante!

E che dire delle battute fiorite sulla storia, poi apparsa non vera, delle mascherine che sarebbero state confezionate proprio in Cina, e proprio a Wuhan, la città dalla quale è partita l’infezione? Un’altra prova di arguzia e dello spirito corrosivo del napoletano medio.


Qualcuno storce il naso sostenendo che di fronte ad un‘epidemia (che è ormai una pandemia) che è una cosa seria, anzi serissima, non si dovrebbe scendere al livello di scherzi o di satira. Ma è evidente che tutte queste iniziative sono il frutto di una necessità psicologica che a Napoli si traduce in questo modo. Nessuno pensa di sottovalutare il pericolo, lo si esorcizza soltanto. Nella speranza che si superi il momento difficile e che di queste fasi resti solo il ricordo.