Oggi nacque il grande Totò

Il Principe della risata venne al mondo a Napoli il 15 febbraio del 1898. Divenne il comico italiano migliore di sempre

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“Al mio funerale sarà bello assai perché ci saranno parole, paroloni, elogi, mi scopriranno un grande attore: perché questo è un bellissimo paese, in cui però, per venire riconosciuti qualcosa, bisogna morire”: il genio di Totò aveva predetto quello che sarebbe accaduto dopo la sua morte. Ovvero che gli sarebbe stata riconosciuta tutta la sua grandezza di artista tanto da essere considerato, ancora oggi, il più grande comico italiano di sempre. Circostanza che, invece, non si è verificata quando era in vita. Oggi 15 febbraio 2020, si celebra a Napoli l’anniversario della nascita del grande Totò e in tanti, per l’occasione, vanno a dargli gli auguri al cimitero nella cappella in cui è sepolto a Napoli, come da sua precisa richiesta in punto di morte. “Portatemi a Napoli”, disse il Principe della risata nel letto della sua casa di Roma. Totò, nome d’arte di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis di Bisanzio (brevemente Antonio de Curtis) nacque a Napoli il 15 febbraio 1898 e morì a Roma il 15 aprile 1967. Totò è stato un attore e comico italiano. Attore simbolo dello spettacolo comico in Italia, soprannominato “il Principe della risata”, è considerato, anche in virtù di alcuni ruoli drammatici, uno dei maggiori interpreti nella storia del teatro e del cinema italiani. Si distinse anche al di fuori della recitazione, lasciando contributi come drammaturgo, poeta, paroliere, compositore e cantante. Nato Antonio Vincenzo Stefano Clemente da Anna Clemente (Palermo, 2 gennaio 1881 – Napoli, 23 ottobre 1947) e da Giuseppe de Curtis (Napoli, 12 agosto 1873 – Roma, 29 settembre 1944), fu adottato nel 1933 dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas di Tertiveri, ereditando il titolo di marchese di Tertiveri e un lungo elenco di altri titoli nobiliari.


Maschera nel solco della tradizione della commedia dell’arte, accostato a comici come Buster Keaton e Charlie Chaplin, ma anche ai fratelli Marx e a Ettore Petrolini. In quasi cinquant’anni di carriera spaziò dal teatro (con oltre 50 titoli) al cinema (con 97 pellicole) e alla televisione (con 9 telefilm e vari sketch pubblicitari), lavorando con molti tra i più noti protagonisti del panorama italiano e raggiungendo, con numerosi suoi film, i record d’incasso. Adoperò una propria unicità interpretativa, che risaltava sia in copioni puramente brillanti sia in parti più impegnate, sulle quali si orientò soprattutto verso l’ultima fase della sua vita, che concluse in condizioni di quasi totale cecità a causa di una grave forma di corioretinite, probabilmente aggravata dalla lunga esposizione ai fari di scena. Spesso stroncato dalla maggior parte dei critici cinematografici, fu ampiamente rivalutato dopo la morte, tanto da risultare ancor oggi il comico italiano più popolare di sempre. Franca Faldini, sua compagna, diventata giornalista e scrittrice dopo la morte dell’attore, scrisse nel 1977 il libro Totò: l’uomo e la maschera, realizzato insieme a Goffredo Fofi, in cui raccontò sia il profilo artistico sia la vita dell’attore fuori dal set, con l’intento principale di smentire alcune false affermazioni riportate da scrittori e giornalisti riguardo alla sua personalità. Una vita, quella al di fuori del set, che vedeva Totò impegnato in opere di beneficenza, come la distribuzione di soldi e pacchi dono ai poveri, oppure come grande poeta e scrittore di canzoni di successo, da A’ livella a Malafemmena. Questo era il grande Totò.