L’imprevedibilità del calcio e sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario. L’Inter reduce dalla vittoria più bella della stagione nel derby, in rimonta, contro il Napoli, autore di una pessima prestazione e sconfitto in casa da un Lecce che gioca per salvarsi. E chi vince? Ma la pessima squadra del campionato che nelle notturne di Coppa trova forza, coraggio e anima per soffrire e portare a casa il massimo risultato. È accaduto contro il Liverpool per ben due volte, s’è ripetuto contro la Lazio ed il “Miracolo a Milano” s’è materializzato con una condotta di gara intelligente, tatticamente irreprensibile ma soprattutto attenta.
A questo punto la domanda sorge spontanea: Ma qual è il vero Napoli? È la squadra che si comporta con la mentalità da provinciale ma riesce a imbarazzare e mettere sotto anche le “grandi” o è la squadra che si comporta da “grande” ma poi perde come una provinciale qualsiasi?
La domanda la giriamo, con tutto il rispetto possibile, a Gattuso, perché il tecnico, come Kafka, dovrebbe spiegarci un po’ quale tipo di metamorfosi colpisce in modo tanto eclatante quanto dannoso la sua squadra.


A Milano, con Insigne costretto a dare forfait all’ultimo istante, Gattuso ha optato per una squadra coperta e tatticamente accorta con una sola punta, Mertens, che ha lavorato in lungo e largo per aiutare i compagni e non dare riferimenti ai difensori neroazzurri. Conte, affamato di vittoria, ha scelto di mandare in campo il tandem d’attacco più affidabile, Lukaku-Martinez, rinunciando ai soli Candreva e Young sulle corsie esterne e Vecino in mezzo al campo sostituito da Sensi. Primo tempo assai tattico e dai ritmi e toni soft. Nessuna delle due squadre affonda con decisione perché si cerca il guizzo ma senza scoprirsi per lasciare praterie all’avversario. È l’Inter a provarci di più ma il primo squillo è del Napoli con Ruiz che serve Mertens per un tiro di prima intenzione che termina alto (12’). La replica dell’Inter è di Lautaro Martinez che su errore di Elmas trova spazio e tempo per tirare ma la conclusione è debole (15’). Due minuti ed è ancora Martinez, di testa, a girare alta la sfera. L’occasione più ghiotta però, capita al Napoli in pieno recupero: palla da Ruiz a Mertens che vede Zielinski libero sulla destra in piena area; il polacco fa due passi e tira trovando Padelli che salva la rete con un’uscita disperata.


Ci sono partite che diventano noiose fino a quando non scocca la scintilla improvvisa che dà fuoco alla miccia. È la scintilla scocca all’improvviso, al minuto 12 della ripresa, dopo che l’Inter cerca di cambiare ritmo e destini della gara in suo favore. Riparte il Napoli e Di Lorenzo, in una delle rare scorribande offensive, chiude il triangolo con Fabian Ruiz che dalla destra si accentra e lascia partire un sinistro letale per il povero Padelli. Il vantaggio non esalta il Napoli mentre innervosisce un’ Inter che attacca pure a testa bassa ma senza troppo ordine facendo arrabbiare Conte. Gli unici pericoli il Napoli li corre quando su cross di Lautaro la palla perviene a Lukaku che cerca il tiro con la sfera che carambola prima su Maksimovic poi Mario Rui e infine su Manolas che la lascia a Ospina (75’), e quando Ospina interviene in uscita su D’Ambrosio solo davanti alla porta (94’). Troppo tardi e troppo poco per l’Inter. Ma il vero Napoli qual’è? Ah saperlo, saperlo…