La disastrosa conduzione di gara dell’inesperto Giua ha riaperto le polemiche sul sistema-arbitri, anche nel giorno in cui si è lamentato un altro grave errore commesso ai danni del Parma.
Giua l’ha fatta davvero grossa a Napoli. E non solo per il rigore non concesso al Napoli sul fallo ai danni di Milik, ma anche in occasione del terzo e decisivo gol del Lecce, quando, prima che venisse concessa la punizione ai salentini, poi trasformata da Mancosu, non aveva fischiato un fallo ai danni di un giocatore del Napoli. Ma il grave errore commesso sul rigore negato ha fatto passare in second’ordine quest’altra “perla” del giovane arbitro sardo.
Ovviamente la responsabilità non può essere addebitata solo a lui, ma innanzitutto a chi lo ha designato, Rizzoli e poi a Nicchi, il presidente dell’Aia che imperversa da un’eternità e che non si decide, perché gli fa comodo, a cambiare l’assurdo protocollo del Var. Regole nebulose, Rizzoli ha provato a spiegarle ma non le ha capite nessuno, anzi la situazione è peggiorata. E l’incertezza delle regole favorisce le cantonate come quelle di Giua.
Trapelano comunque indiscrezioni sulla vicenda del mancato rigore al Napoli. Giua è stato irremovibile e non è andato a rivedere l’azione al video, nonostante il Var Abisso avesse insistito per alcuni minuti, con l’intento di evitargli una cantonata probabilmente decisiva ai fini del punteggio.
Ricordiamo che l’arbitro Antonio Giua ha risposto alle proteste dei calciatori azzurri con un labiale abbastanza chiaro: “Ho deciso io”, in merito al fallo di Donati sul polacco che è costato anche l’ammonizione al calciatore azzurro.


Sull’operato di Giua si sono espressi anche molti ex arbitri. A cominciare da Mauro Bergonzi: “Giua è un arbitro molto inesperto, ha commesso un errore. Come fai ad avere certezza che sia simulazione con tre giocatori che ti coprono la visuale? Milik accentua, ma rivedendolo al monitor vedi che c’è un contrasto. Io credo che il Var lo ha richiamato, ma lui non è andato. Ha detto che ha visto lui, ma quello è chiaro ed evidente errore, quindi non esiste protocollo, il Var ti deve obbligare ad andare al monitor. Non poteva avere certezza di quello che ha visto, quindi non poteva essere così sicuro di cosa è successo”.


Paolo Casarin, noto ex arbitro, ha parlato del tanto discusso episodio Acerbi-Cornelius in Parma-Lazio, ma fa capire la filosofia che spinge un arbitro, in genere, a non andare al Var: “L’arbitro in quel caso ha sbagliato nella maniera più assoluta: sarebbe dovuto andare al Var e rivedere le immagini della trattenuta in area di Acerbi su Cornelius. Di Bello invece si è preso la responsabilità di decidere in solitaria, bisogna smettere di credere che chi va al Var sia meno affidabile del direttore di gara .La tecnologia va sfruttata”.
È intervenuto infine anche l’ex arbitro Antonio Iannone: “Giua con un atteggiamento presuntuoso ha confermato la sua idea a velocità naturale, ma era posizionato anche male, lontano dall’azione e senza neanche la visuale libera per vedere l’anticipo di Milik sul difensore”.