“Finalmente siamo tornate a Napoli”

coronavirus aeroporto

Da Shanghai a Francoforte e da lì a Capodichino. Sono finalmente rientrate in Italia Teresa E. e Martina C., studentesse napoletane a Suzhou in Cina. Il loro volo diretto di rientro previsto per la notte del 1 febbraio era stato cancellato a causa delle misure precauzionali messe in atto da alcune compagnie aeree già prima chiusura degli aeroporti italiani a tutti i voli provenienti o diretti in Cina, disposta da Palazzo Chigi dopo la conferma dei primi due casi accertati di contagio da Coronavirus in Italia (una coppia di turisti cinesi ora ricoverata allo Spallanzani di Roma, ndr). “Dopo il blocco aereo dall’Italia abbiamo provato a cercare altre soluzioni anche con scali in altri aeroporti – raccontano le due studentesse – , come aveva fatto un nostro amico che per riuscire a tornare in Canada era dovuto prima passare per il Giappone. Non è stato semplice ma alla fine prevedendo un lungo scalo a Francoforte siamo riuscite a tornare”. Teresa e Martina, studentesse dell’Università L’Orientale di Napoli, in Cina dallo scorso settembre per un programma di studio di un anno si trovavano a Suzhou, una cittadina a circa 100 km da Shanghai, e a più di 700 km da Wuhan, epicentro del virus, ma l’allerta è altissima anche lì. “Io e la mia amica eravamo in un dormitorio universitario – racconta Teresa – e la stessa università aveva preso delle misure restrittive per l’entrata e l’uscita dal campus tant’è vero che da qualche giorno non si poteva più rientrare se si era stati in viaggio. Per chi invece come noi si trovava già all’interno avevamo degli orari da seguire, e ogni volta che entravamo e uscivamo ci veniva misurata la temperatura corporea, e sia all’interno che per gli spostamenti indossavamo le mascherine, che ormai sono sold out ovunque. In generale però preferivamo non muoverci, per evitare rischi. Anche perché – aggiunge Teresa – la città era deserta, i negozi chiusi, chiusi i monumenti e i tanti luoghi pubblici e la metro aveva orari diversi e corse ridotte. Anche per raggiungere l’aeroporto abbiamo dovuto chimare un taxi privato perché hanno sospeso i collegamenti con il bus diretto”. Non tutti gli stranieri in Cina però sono preoccupati a tal punto da voler rientrare nei loro Paesi di origine. “Alcuni nostri amici di altre nazionalità – racconta Teresa – non hanno neanche tentato di acquistare un biglietto per lasciare la Cina. Il problema principale è che all’estero e soprattutto in Italia, si sta facendo molto allarmismo che ha condizionato noi che siamo qui. Non si guarda neanche al grande lavoro, alla serietà e agli sforzi immani che sta facendo questo Paese per contrastare e contenere l’epidemia. Se la mia famiglia e i miei amici non mi avessero continuamente scritto per chiedermi di tornare, o che ci faccio ancora qui, chissà, forse ci avrei pensato di più, ma ora sono contenta di essere a casa”.