I giardinetti di Napoli: ecco come sono ridotti

I giardini di piazza Medaglie d'oro
I giardini di piazza Medaglie d'oro

Quando la società Metropolitana Napoli allestì il cantiere per costruire la stazione Museo, in contemporanea ebbe l’ingrato compito di smantellare completamente gli antichi giardini della piazza, che conservavano alberi secolari. Tra questi anche l’albero della libertà piantato nel 1799 dai giacobini partenopei, nell’illusione di quel sogno durato solo pochi mesi. Ma l’albero resistette duecento anni e testimoniava alle future generazioni quell’ingenuo e ideale sacrificio di Pagano, Cirillo, ed della Pimentel Fonseca.
Si scatenarono violente polemiche, che videro primo innanzi a tutti il notaio Mario Colella, che aveva studio ed abitazione proprio affacciati su quei giardini storici. L’allora responsabile di Metropolitana Napoli Gianegidio Silva promise che, costruita la stazione, avrebbe ripristinato, più belli e più preziosi gli antichi giardini. E fu di parola. Quando fu inaugurata la stazione in contemporanea i napoletani poterono ammirare una vasta area completamente recuperata e verde, con aiuole curatissime e panchine in pietra, un moderno gabbiotto adibito a toilette e soprattutto la restaurata e storica fontana del Tritone, circondata da una balaustra in ferro circolare e con un fondale per contenere gli zampilli.
Questa fontana ha una storia che merita qualche accenno. Le sue prime origini sono da collocare in un arco temporale che va dal 1871, dopo che furono completati i lavori per l’installazione dei giardini nella piazza, e il 1879.
Nel 1933 l’Ente Autonomo Volturno promosse, su invito del Comune, il restauro della fontana (da tempo in stato di degrado), impiantando al centro una statua del Tritone (di qui il nome) di Carlo De Veroli nonché una nuova balaustra con cancellata. La statua, una copia dell’originale, fu commissionata alla fonderia Chiurazzi che deteneva il modello autentico e sostituì una precedente scultura. La fontana fu consegnata il 25 novembre dello stesso anno. Già nel 1917 aveva subìto un primo intervento ad opera di Pasquale Cerino che lavorò alla vasca e alla prima statua. Un secondo intervento fu fatto poi in occasione dei lavori per la costruzione della metropolitana, anche considerando che era stata deturpata dai vandali in occasione dei festeggiamenti per la conquista del primo scudetto da parte del Napoli (era stata completamente dipinta di azzurro).
Nel 2006 la giunta comunale ha deciso di intitolarla a Totò, visto che la fontana si trova nelle assolute vicinanze della Sanità, il quartiere che diede i natali al grande attore.
La fontana e tutto il resto sono oggi nel degrado più assoluto. Le aiuole sono sparite, rinsecchite e piene di rifiuti. Le panchine sporche, vandalizzate e circondate anch’esse da rifiuti. Il gabbiotto come toilette praticamente abbandonato, con l’erba che è cresciuta sul tetto e con i vandali che l’anno coperto di osceni graffiti. La balaustra della fonata funge da appendipanni per i clochard che hanno occupato tutto lo spiazzo antistante l’entrata della stazione e la base è coperta da escrementi, non solo di animali. Una vergogna.
Ma non è solo piazza Cavour ridotta in questo stato penoso. Al Vomero, piazza Medaglie d’Oro, sempre in occasione dei lavori della metro, la piazza fu completata rimodernata e al posto della vecchia pompa di benzina (che i vomeresi anziani ricordano) al centro furono sistemati bellissimi giardinetti, con un campo di bocce e con altalene per i bambini.
Quei giardinetti furono poi dedicati a Silvia Ruotolo, uccisa barbaramente a Salita Arenella durante un conflitto a fuco fra bande rivali di camorristi. Ora questi giardinetti sono stati completamente vandalizzati, sono ricettacolo di drogati e di spacciatori e fungono da parcheggio per motorini. Impossibile accedervi, soprattutto negli orari notturni.
Un altro spettacolo indecoroso, dovuto all’inerzia di un’amministrazione comunale che in questi ultimi anni ha completamente abbandonato al suo destino il verde e l’arredo urbano.