Milioni di turisti, una città presa d’assalto. Napoli ormai è al centro del mondo, la stragrande maggioranza dei visitatori che l’hanno messa al centro delle loro curiosità e della loro ansia di conoscenza parla una lingua diversa dall’italiano. E questi ospiti ammirano incantanti i tesori di una città d’arte che nell’immaginario collettivo regge oggi tranquillamente il confronto con Roma, Firenze e Venezia.

In questa città straordinaria, ricca di mille attrazioni archeologiche, storiche naturalistiche, c’è anche una metro con le stazioni tra le più belle del mondo, pensate da urbanisti di chiara fama e giustamente celebrate. E quando sarà completata la stazione di Municipio e sarà aperta quella di Duomo altri spettacoli incomparabili saranno offerti agli utenti. Ma questa bellissima metropolitana è anche, paradossalmente, la più “sgarrupata” del mondo. Un’amministrazione comunale inetta non è stata in grado, in questi ultimi venti anni (ma con particolare riferimento alla attuale gestione de Magistris), di tenerla la passo con le necessità di un trasporto pubblico decente. Stazioni invase dall’acqua, deturpate da graffiti, treni vecchi che si sbriciolano, lunghissimi stop del servizio, scale mobili bloccate, ascensori fuori uso, varchi incustoditi con buona pace dei portoghesi che felicemente transitano senza che nessuno mai, o quasi mai, si permetta di chiedere loro la dimostrazione di aver pagato il biglietto.

Uno sfacelo, un disastro. In questi giorni di grande affollamento, con i turisti di cui sopra che la assediano per trasferirsi da una parte all’altra della città, i guasti e i disagi si sono moltiplicati. Oggi 30 dicembre alle 12 il display della stazione Toledo, per i viaggiatori diretti verso Piscinola annunciava: prossimo treno fra 24 minuti. Un gruppo di giapponesi, incredulo, con gli occhi sbarrati guardava il display e non era in grado nemmeno di commentare. Che brutta figura planetaria. A Tokyo il treno passa ogni quarantacinque secondi. A Osaka ogni minuto. A Milano e a Roma ogni due minuti. Che vergogna.