Adl e Carlo: c’eravamo tanto amati

Con il tecnico di Reggiolo si ripete il copione già visto con i precedenti allenatori: l’idillio col presidente dura poco

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di Marco Bruttapasta

Se Giambattista Vico avesse potuto assistere alle vicende pallonare del Napoli degli ultimi anni, avrebbe trovato nei rapporti tra Aurelio De Laurentiis e i suoi allenatori, autorevole conferma alla teoria dei corsi e ricorsi storici.
Ogni liaison tra il presidente e i vari coach vive ormai fasi, abbastanza scontate nel loro dipanarsi per il grande pubblico: inizi romantici, con appuntamenti a Capri, promesse d’amore eterno, i primi segni di freddezza che emergono qua e là, il silenzio imbarazzato dei protagonisti alle domande di rinnovo quando l’epilogo del contratto appare via via meno remoto e poi la rottura.
Un copione che si ripete dai tempi di Mazzarri, con qualche leggera variazione sul tema.
Carlo Ancelotti sembrava poter costituire l’eccezione che conferma la regola, ma dopo il broncio pubblico, riguardo al ritiro imposto urbi et orbi tramite radio dal presidente nei giorni pre Napoli-Salisburgo,con il sopracciglio innalzatosi oltre il livello di guardia che già lasciava presagire un futuro lontano da Posillipo, i pareggi con gli austriaci, l’ammutinamento degli atleti e il brutto pari interno con il Genoa, hanno accelerato le pratiche per il divorzio, possibile anche a stagione in corso.
I giornalisti più vicini alla società si affrettano a parlare di fiducia rinnovata, ma in realtà De Laurentiis di telefonate ne ha fatte eccome.
Tra i destinatari delle interurbane, oltre ai nomi già più o meno strombazzati dai media, da Gattuso ad Allegri, passando per Spalletti, vi è un candidato “speciale” anzi “special”: l’ex tecnico di Real e Inter, Josè Mourinho.
Da voci molto vicine alla società, emerge il contatto tra De Laurentiis ed il portoghese, che si sarebbe detto interessato in caso di proposta più dettagliata.
Nonostante i risultati non sempre esaltanti ottenuti dai tecnici più blasonati sulla panchina partenopea, De Laurentiis pare stuzzicato dall’idea di affidare il Napoli all’ennesimo tecnico vincitore della Champions League.
Quanto agli altri nomi, Allegri non appare interessato ad un avvicendamento in corsa, dicendosi eventualmente disponibile ma solo da giugno, Manchester United permettendo, mentre per quanto concerne Spalletti, il vincolo contrattuale del tecnico con l’Inter ha già rappresentato un ostacolo insormontabile per la dirigenza del Milan e peserebbe non poco sulle casse azzurre, messe a dura prova da un ipotetico divorzio con Re Carlo, senza dimissioni.
Molto passerà dai prossimi impegni: a San Siro e ad Anfield.
Ancelotti confida sempre in Vico, ricordando come salvò la sua prima panchina di A proprio contro il Milan, quando allenava il Parma. Tutto era pronto per il suo esonero, dopo l’autunno nero della squadra gialloblu, già c’erano stati discorsi di commiato con i calciatori, ma il destino cambiò espugnando San Siro con una rete di Marione Stanic, inaugurando un filotto di vittorie che quasi spinse gli emiliani al titolo.
Vincere a San Siro riporterebbe il Napoli in scia delle battistrada Champions, magari dopo aver tifato una volta tanto la Juventus, impegnata a Bergamo contro la nostra rivale Atalanta.
Dopo Milano c’è una trasferta proibitiva a Liverpool.
Perdere con i Reds rientrerebbe nell’ordinaria amministrazione e potrebbe non avere effetti sul girone, ma sarà importante come gli azzurri usciranno dal campo: se a testa alta come un anno fa, anche un ko potrebbe servire a ricompattare l’ambiente, se invece i Reds dovessero dilagare, le voci di esonero aumenterebbero esponenzialmente.