Ancelotti napoli salisburgo

Si torna al campionato dopo l’ennesima sosta per la nazionale ed il suo “record” di 10 vittorie consecutive cui Mancini ha dato il giusto valore, quasi zero, pensando agli impegni “veri” di Europa 2020 – ai tempi di Pozzo esistevano nazionali dai discutibili valori tecnici come Armenia, Liechtenstein, Andorra, Gibilterra ecc. ecc.?-.
Nazionale che, tuttavia, a fronte delle polemiche in campionato, tra “rivolte” e contestazioni vere o presunte tra allenatori dirigenti e giocatori sembra l’oasi felice del calcio di casa nostra, capace di rigenerare testa e gambe dei ragazzi di Mancini. Come Insigne, ad esempio. In Nazionale tra i migliori, nel Napoli un “oggetto” improvvisamente misterioso. Naturalmente non è così, ma l’argomento ritorna puntualmente d’attualità dopo ogni prestazione di Insigne con l’azzurro olimpico. Il Napoli, in verità, in questo momento ha un solo grande problema che non è il Lorenzo da Frattamaggiore: come affrontare il presente per preparare il futuro, magari iniziando sin dal mercato di gennaio. Non è poca cosa se si considera che squadra e tecnico devono dare una prova di maturità globale dopo quanto accaduto. Ancelotti, sin qui, ha difeso strenuamente la sua idea di calcio che abiura il 4-3-3 di sarriana memoria, ma intanto la buona prestazione di Insigne in nazionale, condita pure da una rete, impone delle considerazioni cui il tecnico non può sottrarsi. Col 4-3-3 di Mancini, il “ribelle” di Frattamaggiore trova la sua dimensione migliore e quando chiamato in causa ha sempre dato un buon contributo segnando anche qualche golletto pesante. Allarghiamo ora il fronte del 4-3-3 in casa Napoli. In squadra oltre Insigne ci sono altri interpreti del modulo “scoperto” da Sarri su richiesta dei giocatori: Hysaj, Mario Rui, Koulibaly, Allan Callejon, Mertens e Zielinski. Otto giocatori che rappresentano quel “patrimonio di conoscenze calcistiche” ereditato da Ancelotti, come da lui stesso definito, “al quale cecherò di aggiungere qualcosa di mio per rendere più forte una squadra dalla qualità e dai valori tecnici già molto buoni”. Ipse dixit re Carlo.
Senza polemizzare, alla squadra non sembra aver dato, finora, molto di suo se non una “pericolosa” tranquillità, facendo addiritture perdere quel “patrimonio di conoscenze calcistiche” che avevano portato il Napoli ad essere la seconda squadra italiana. Con la sua performance in nazionale , da esterno alto a sinistra nel modulo di Mancini, Insigne ripropone, l’amletico dubbio di molti: “Giocare o non giocare con il 4-3-3? Questo è il problema!”. A nostro avviso un falso interrogativo perchè Ancelotti ha schierato finora un Napoli sempre diverso, anche negli uomini, utilizzando fondamentalmente il 4-4-2 solo in fase di non possesso palla, cioè difensiva, mentre in fase d’attacco quasi mai ha trovato la chiave giusta e definitiva, la soluzione tattica razionale, geometrica per dare un’identità precisa allo sviluppo del gioco, confidando, diciamo così, più sull’estro e sulle qualità dei singoli che non di una coralità fatta di scambi continui, di palla avanti- palla dietro con tagli improvvisi alla ricerca della profondità vincente, o con gli inserimenti centrali degli esetrni alti per dare campo ai terzini di salire e cercare da fondo campo il cross decisivo. E allora, viste le tante prerogative perse da una squadra che sembra in crisi d’identità, perchè non ricominciare dal 4-3-3? Certo, tocca ad Ancelotti trovare quelle modifiche necessarie vista l’assenza di uomini a suo tempo fondamentali come Albiol, Jorginho e Hamsik; ma non s’è detto, in sede di previsioni che questo Napoli era il più forte degli ultimi anni? Siamo convinti che un “ritorno” al passato sia la ricetta migliore, per Ancelotti e per il Napoli per il “ritorno al futuro”. Una ricetta che, siamo certi, ricreerebbe un clima da “nazionale”, non solo per Insigne. Ancelotti è ad un bivio anche per il suo futuro, difficilmente a Napoli, ed allora deve solo rafforzare sè stesso e la “sua” squadra, allentando le tensioni interne e rendendola impermeabile a quelle esterne. Sarà un caso, ma proprio contro il “suo” Milan, Ancelotti dovrà far “scoprire” il “suo” Napoli. In una di quelle partite da “dentro o fuori” che danno il vero spessore di una squadra.