Tra De Luca e Di Maio è guerra sui navigator

da | Ago 7, 2019 | Cronaca

Enzo De Luca, governatore della Campania è uno che politicamente viene da lontano. Un vecchio marpione. Dopo un passato giovanile trascorso tra formazioni dell’ultrasinistra, con la maturità si convertì al più ortodosso Pci e ne seguì poi tutte le evoluzioni, dal Pds al Pd, pur con qualche strappo polemico (divenne sindaco di Salerno con una lista civica in contrapposizione al partito). Non è mai stato un ortodosso, in definitiva. È comunque arrivato alla carica di governatore dopo un lungo excursus, costellato da varie esperienze amministrative e da un’altrettanto proficua parentesi parlamentare. Insomma un politico a tutto tondo. Per uno così Giggino Di Maio, apparso all’improvviso nel firmamento della politica, senza alcun pedigree, tutto lustro con la giacchetta striminzita e i pantaloni all’ultima moda, stretti e avvitati, con la camicia rigorosamente bianca e inamidata e il viso glabro, un pulitino anche supponente, Giggino Di Maio deve essergli apparso come un alieno. E sin da quando si è messo in mostra nel variegato arcipelago grillino De Luca non gli ha risparmiato stilettate velenose, condite dal suo solito sarcasmo. Non si contano le battute al vetriolo, alcune anche oltre i limiti del decoro dialettico. Un campionario che spazia dal “doveva fare il carpentiere” a “è un noto sfaccendato”, e che passa per perifrasi esilaranti tipo “un pinguino con la testa di sedano” o “dice: fatto! Ma forse si è fatto lui”, per finire a “chierichetto miracolato”. Senza contare le centinaia di battute sulla competenza e sull’esperienza del rivale che hanno scandito molti dei suoi interventi-monologo del venerdì sull’emittente salernitana Lira Tv.
Tutto questo per dire che a De Luca Giggino Di Maio proprio non va giù. Ed ora dai colpi di fioretto delle battute il governatore ha alzato la posta passando ai fendenti con la sciabola. Scontro diretto, deciso, brutale. Ma anche istituzionale. Motivo del contendere il concorso per “navigator”, quella strana figura inventata dal manager italo-americano Parisi per far sì che i percettori del reddito di cittadinanza possano interloquire con gli imprenditori che offrono posti di lavoro (ammesso che ci siano).
Tremila i navigator reclutati in tutta Italia attraverso una specie di concorso, una sola prova all’americana con quiz, in qualche caso anche strampalati. In 470 destinati alla Campania, ma operativi solo dopo una convenzione che De Luca avrebbe dovuto sottoscrivere con l’Anpal, come del resto hanno già fatto gli altri governatori italiani. Ma De Luca si è imputato: questi navigator dovrebbero lavorare con un Co. Co. Co. E da precari dovrebbero impegnarsi a trovare un lavoro ai disoccupati che percepiscono il reddito di cittadinanza. Una follia, partorita dalla fervida fantasia dello statista di Pomigliano. Come dare torto a De Luca?
Ma il problema è che i 470 navigator campani senza convenzione non possono prendere servizio, ed hanno avviato una serie di proteste, con cortei e sfilate sotto la sede della Regione. “Meglio precari che disoccupati “, il loro slogan. Ed è difficile dare torto anche a loro. Ma De Luca, dopo le timide proteste di Di Maio (il duello è impari), è ancor più irremovibile. Ai ragazzi aspiranti navigator ha consigliato di fare domanda per i concorsi banditi dalla Regione che offrono nell’immediato 2500 posti a tempo indeterminato a laureati e diplomati. E in più l’Anpal regionale si appresta a bandire un altro concorso per più di 600 posti. Insomma uno scontro durissimo fra presidente e ministro, con i giovani nel mezzo e con Parisi dell’Anpal che preannuncia la stabilizzazione dei navigator nel 2021, dimentico del fatto che nella pubblica amministrazione in Italia si entra solo per concorso (vero) e non rispondendo a cento quiz, tipo parole incrociate.
Proprio in questi ultimi giorni è sceso in campo, a favore dei navigator l’altro nemico storico di De Luca, il sindaco de Magistris, che ha apertamente sollecitato la firma della convenzione. A detta di tutti gli osservatori questo intervento finirà con il cementare ancora di più il già granitico atteggiamento negativo del governatore della Campania.

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EDITORIALE

L’arte di evadere le regole

di Alessandro Migliaccio

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