Giuseppe Moscati nacque a Benevento il 25 luglio 1880 da padre giudice e madre nobile, fu il settimo di nove figli. Per impegni lavorativi paterni la famiglia si spostò prima ad Ancona e poi a Napoli dove il padre Francesco ricopriva la carica di giudice di Corte d’Appello. Abitarono prima in Via Santa Teresa 83, poi a Port’Alba, poi a Piazza Dante ed infine in Via Cisterna dell’Olio 10.

La sua famiglia aveva una fervente fede cattolica alimentata ancor più dalle frequentazioni con Bartolo Longo ( divenuto poi Beato – fondatore del Santuario di Pompei ) e Caterina Volpicelli ( divenuta poi Santa – fondatrice della congregazione delle Ancelle del Sacro Cuore ).

Nel 1889 Peppino, così veniva chiamato in famiglia, si iscrisse al liceo ginnasio Vittorio Emanuele di Piazza Dante e conseguì la “licenza liceale d’onore” nel 1897. Una violenta caduta di cavallo rese il fratello Alberto soggetto a frequenti attacchi epilettici e Peppino, in quei casi, era solerte nell’aiutare il fratello e nel vigilare sulla sua salute. Fu quest’evento che probabilmente lo indusse a scegliere di iscriversi alla Facoltà di Medicina per diventare un medico.

Nel 1903 si laureò con lode con una tesi sull’urogenesi epatica e vinse il concorso di assistente ordinario presso l’Ospedale degli Incurabili, ospedale in cui divenne primario nel 1919 e nel quale operò fino alla sua morte. Grazie alla sua altissima preparazione gli fu anche concessa la libera docenza in chimica fisiologica e clinica ma allo scoppio della prima guerra mondiale rinunciò alla cattedra universitaria e all’insegnamento per prestare soccorso in ospedale a tutti i soldati feriti che venivano dal fronte. I registri dell’Ospedale degli Incurabili riportano 2524 soldati curati dal Dott. Giuseppe Moscati. Nel 1922 fu uno dei primi medici a sperimentare l’insulina per la cura del diabete.

Morì a 46 anni spirando sulla sua poltrona dopo una giornata di lavoro tra ospedale e studio a casa. Era il 12 aprile 1927. Il 16 novembre 1930 i suoi resti furono traslati dal Cimitero di Poggioreale alla Chiesa del Gesù Nuovo dove sono ancora oggi. Fu proclamato Santo il 25 ottobre 1987 da Papa Giovanni Paolo II.

Moscati credeva che scienza e fede non fossero in contrapposizione ma che la scienza fosse il mezzo della fede. Per lui l’unica scienza certa era la fede e la medicina era solo uno strumento attraverso cui la fede potesse operare aiutando il prossimo nel corpo e nello spirito. Moscati riteneva la medicina una forma di sacerdozio, di dedizione al prossimo, di annullamento del proprio io per l’aiuto dell’altro, del disperato, del malato, del povero. E proprio come un sacerdote, decise di rispettare il voto di castità per dedicarsi esclusivamente all’aiuto dei malati. Moscati è stato definito “il medico dei poveri” poiché spesso visitava pazienti presso la propria abitazione gratuitamente dal momento che non avevano il denaro per pagarlo. Sovente capitava che provvedesse lui stesso all’acquisto dei farmaci per i suoi pazienti finendo addirittura per pignorare i suoi averi per aiutare il prossimo bisognoso.

Giuseppe Moscati è stato e sarà per sempre il modello di medico per eccellenza: un uomo a servizio del malato, un uomo che cerca di fare tutto il possibile per curare, alleviare le pene e donare un sorriso al paziente, un uomo capace di comprendere non solo la patologia clinica ma anche l’aspetto psicologico e intimo del paziente a dimostrazione del fatto che fare il medico non è un mestiere qualunque ma deve nascere da un’attitudine particolare a porsi a servizio e a disposizione degli altri.

La storia di San Giuseppe Moscati è divenuta anche una miniserie televisiva dal titolo “Giuseppe Moscati – l’amore che guarisce” trasmessa da Rai Uno nel 2007 con protagonista un bravissimo Giuseppe Fiorello nei panni del Santo medico dei poveri.