Buanne, che canta e difende Napoli

da | Mag 3, 2019 | Cultura&Spettacolo

Quando nelle vene hai sangue partenopeo, prima o poi, viene fuori. Ed è quello che è successo a Patrizio Buanne, cantante noto in tutto il mondo, tranne che in Italia, che ha riscosso un grande successo cantando le canzoni italiane e soprattutto quelle della grande musica classica napoletana. In lui sono emerse due cose nel corso della vita: la bravura nel canto e l’orgoglio per la terra partenopea.

Nato a Vienna da padre napoletano di Bagnoli, Patrizio ha vissuto e vive ancora nella capitale austriaca con la moglie siciliana ma ogni anno, specie d’estate, avverte quella nostalgia, quella voglia di tornare a Napoli che qualsiasi napoletano ha provato almeno una volta nella vita. Il suo cognome deriva dal francese, ma – ci tiene a sottolinearlo – “è un cognome partenopeo di Capodrise e ha solo un’origine francese” e lui si definisce “austro-napoletano”. “Non sono italiano – spiega – ma napoletano. Ogni estate, quando ero piccolo, tornavamo a Napoli da Vienna per rivedere i parenti. E domandavo sempre a mio padre perché vivessimo a Vienna pur avendo la possibilità di vivere a Napoli dove c’era il sole e tante cose belle da vedere e da fare. Mio padre mi rispondevache un giorno avrei capito il motivo”. Così, il giovane Patrizio Buanne si distacca un po’ dalla sua città, ma solo fisicamente. Inizia ad appassionarsi alla musica. “La musica era un balsamo per il mio animo – racconta – specie quella degli Anni 50 e cantavo Elvis Presley e gli altri famosi in tutto il mondo.

Poi, mio padre nel 1964 portò la pizza napoletana a Vienna per primo e nel 1975 aprì la prima pizzeria a Vienna. Nel locale metteva le canzoni napoletane, da Renato Carosone agli altri. E io – spiega Patrizio Buanne – da ragazzo mi domandavo perché cantavo il Rock and roll quando avrei potuto cantare le belle canzoni italiane e napoletane. Dopo la scuola, infatti, mio zio mi chiamò e mi disse che Napoli era la capitale della musica. Quindi tornai a Napoli e feci vari provini con alcune emittenti locali.

Partecipai anche alla trasmissione “Momenti di gloria” con Mike Bongiorno dove mi chiamarono per imitare Paul Anka nella canzone Diana: mi esibii e vinsi la puntata”.

Patrizio si diletta anche con le sigle televisive ed altri ingaggi per programmi ma era un ragazzo troppo carico e talentuoso per non cantare. E non dimenticava mai le sue origini: mentre tutti seguivano l’America, nel vero senso della parola, parlando in inglese, lui era orgoglioso del suo napoletano.

E così mentre gli altri amici e colleghi italiani dicevano “andiamo a fare shopping”, lui se ne usciva con un “Jamm ’a fà a spesa”. Di qui, però, viene fuori l’intolleranza dei milanesi per la lingua Napoletana, “per la mia cadenza austro-napoletana” e Patrizio viene preso in giro. “A volte era anche simpatico lo sfottò – spiega – ma spesso era una forma di razzismo fastidiosa. Poi ho iniziato a registrare canzoni che hanno fatto il giro del mondo ma a qualcuno non piacevaquando rifacevo i pezzi classici italiani, il festival di Piedigrotta e quello di Sanremo.

Sentivo che i giovani italiani non avevano orgoglio della loro tradizione: come diceva Carosone, gli italiani volevano fare gli americani. Quindi mi sono dedicato a diventare ambasciatore della musica italiana e napoletana all’estero. Nel 2004 ho inciso a Londra un disco con un produttore che è uscito nel 2005 ed in una settimana ho avuto il disco d’oro ovvero venduto più di centomila copie. Alla fine, girando il mondo, ho venduto più di un milione di dischi e così anche per il secondo. Il tutto mentre un canadese, tale Michael Bublè, cantava le canzoni italiane. E io cantavo ero criticato ma non mi interessava e cantavo canzoni sia italiane che napoletane”. Nemo profeta in patria. “Ora faccio turneé negli Stati Uniti e in tanti altri Paesi ed ho molto successo con australiani, giapponesi, americani, europei.

Il mio pubblico è vasto, io non canto per gli italiani emigranti. Molti hanno origini calabresi, siciliani, napoletani. Ma sono perlopiù tedeschi e provenienti da altri Paesi europei. I giovani negano la nostra bellissima cultura. Quando vado in Australia e in America, la maggior parte delle persone che mi ascoltano che hanno origini italiane sono tutti tranne poche eccezioni sono calabresi, napoletani, pugliesi, siciliani, lucani e abruzzesi. Pochi i veneti”. Poi, nel 2004, Napoli viene ancora fuori nella vita di Patrizio Buanne. “Molte persone che incontravo in giro nel mondo – spiega – mi dicevano di essere napoletani ma erano di Caserta o altre città ma poi ho capito che tutto il Sud prima era Napoli e poi c’era l’isola che era la Sicilia prima del 1860. E poi ho capito che la cucina più famosa del mondo non è la cucina italiana ma quella meridionale. E mi sono domandato come mai oggi il Meridione è definito arretrato. Come è possibile che tutte queste ricchezze sono finite?”. Da qui inizia la ricerca della verità di Patrizio Buanne, una verità che diffonde ancora oggi nel mondo. “Ho scoperto chi erano i Borbone e la grandezza del Regno delle Due Sicilie – racconta -. Essendo di Vienna, dove c’è una Repubblica democratica, non vogliamo cambiare la nostra democrazia ma apprezziamo quello che hanno fatto i monarchici per la nostra nazionale, gli asburgici che hanno governato per centinaia di anni. Ed è triste invece che la storia del Sud, la nostra storia, viene a poco a poco cancellata, dimenticata. Anche vedere la Reggia di Caserta in degrado è triste”.

Oggi Patrizio è un cantante internazionale di grande successo che non vuole essere assolutamente un politico. Ma che vuole essere portavoce della bellezza del Meridione.

Quindi, invece di fare i videoclip a Milano, a Verona o in altre località del Nord Italia, li fa al Sud in Calabria, in Campania, in Puglia. “Io dicono sempre a tutti che non sono italiano ma sono napoletano – chiarisce Buanne – e da qualche tempo non sono più ambasciatore della canzone italiana ma solo di Napoli e della dolce vita che pure è un concetto meridionale. Mia moglie è siciliana, nata in Sicilia da madre americana, e anche lei è tornata in Sicilia dopo tanti anni ed è rimasta con la bocca aperta di come è stato abbandonato il Meridione dai “fratelli d’Italia”. Sono legato al popolo napoletani, alla città ma anche alla storia. Un mio antenato, Giovanni Battista Buanne prese parte alla campagna di difesa del Regno delle Due Sicilie dall’esercito piemontese. Ce l’ho proprio nel Dna. E insegnerò ai miei bambini le loro origini, che sono napoletane”.

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