Colletta per Parigi. E gli Incurabili?

da | Apr 18, 2019 | Cronaca

I veri incurabili sono gli italiani. Ipocriti fino al midollo. Tanto da rattristarsi per l’incendio della cattedrale di Notre Dame di Parigi quasi come se avessero perduto una persona cara e allo stesso tempo capaci di essere totalmente indifferenti rispetto al crollo avvenuto nel Complesso degli Incurabili di Napoli. Gucci, Bottega Veneta, Fendi: c’è tanta Italia nelle importanti donazioni messe sul tavolo per ricostruire la cattedrale di Notre Dame di Parigi. E oltre ai grandi nomi, ci sono tante altre realtà del Belpaese che hanno aderito subito alla colletta internazionale annunciata dal presidente francese Emmanuel Macron. Per il crollo degli Incurabili, invece, che vede a rischio uno dei complessi architettonici più belli del mondo, nonché di grandissimo valore artistico e culturale, nemmeno un euro. Nessuna iniziativa. Nessun appello e nessuna colletta. Ora non si tratta di paragonare le due tragedie e misurare quale meriti più attenzione bensì di comprendere che sono ugualmente meritevoli dell’interesse collettivo. Se da un lato, infatti, è vero che la cattedrale di Notre Dame è un gioiello architettonico del 1344 che ha subito devastazioni e ricostruzioni nel corso dei secoli ed è conosciuta in tutto il mondo e rievoca la storia del Gobbo-Quasimodo e della bella Esmeralda narrata dal romanzo di Victor Hugo, dall’altro lato quando si parla del Complesso degli Incurabili ci si riferisce ad un tesoro del barocco unico al mondo, un monumento dichiarato “patrimonio dell’umanità” dall’Unesco (così come Notre Dame) e di rara bellezza che è stato tramandato quasi intatto fino ai nostri giorni. Il Complesso degli Incurabili, oltre all’Ospedale, a tre edifici religiosi antichi e alla Chiesa di Santa Maria del Popolo (dove si è verificato il cedimento del pavimento) contiene al suo interno un tesoro ammirato ogni anni da decine di migliaia di turisti: la Farmacia. Realizzata da Bartolomeo Vecchione durante la ristrutturazione dell’antica spezieria del Cinquecento, la farmacia è composta da due ambienti: un grande salone ed un’antisala. Il piccolo vano, che fungeva da laboratorio, è rivestito da scaffalature in noce intagliato e decorato, opera, come il tavolo centrale, del grande ebanista Agostino Fucito. Sulle pareti si può ammirare una vasta raccolta di albarelli e idrie, i tipici contenitori da farmacia, decorati a chiaroscuro turchino. Nel salone ci sono 400 vasi maiolicati realizzati da Lorenzo Salandra e Donato Massa nel XVIII secolo, con scene bibliche e allegorie degne della Divina Commedia. Il pavimento è in cotto maiolicato e sul soffitto del salone di rappresentanza, infine, vi è una bellissima tela di Pietro Bardellino del 1750. Ora, perché gli italiani si muovono per ricostruire la cattedrale di Notre Dame e non si preoccupano di salvare questo tesoro che è presente nel loro Paese? Eppure, subito dopo giovedì 18 aprile 2019 cronaca 3 tragedia dell’incendio della cattedrale di Parigi, i due miliardari François-Henri Pinault e Bernard Arnault hanno annunciato di voler stanziare rispettivamente 200 milioni e 100 milioni di euro per il restauro di Notre Dame. La famiglia Pinault, al vertice di Kering, gruppo che ha in portafoglio marchi come gli italiani Fendi, Gucci e Bottega Veneta, oltre a Yves Saint Laurent, Balenciaga e Puma. In poche ore, da tutto il mondo, sono stati raccolti 800 milioni di euro per ricostruire la cattedrale. Il tutto mentre sui social network migliaia di italiani hanno invaso le loro pagine di foto e post di solidarietà per i francesi con la scritta “Salviamo Notre Dame”. Così come il mondo politico italiano ha dedicato fiumi di parole al dramma parigino. Per la tragedia di Napoli niente di tutto questo. Gli unici a gridare “Salviamo gli Incurabili” sono stati due napoletani che hanno a cuore le sorti della città: Lucilla Parlato, direttrice di Identità Insorgenti e Antonio Pariante, presidente del Comitato di Santa Maria di Portosalvo. Parentesi doverosa: certo, è un mondo strano quello che in un giorno raccoglie così tanti soldi per rifare un monumento mentre centinaia di bambini continuano a morire di fame e per l’assenza di medicine in Africa. Ma, tornando sul parallelo Napoli-Parigi, proprio il presidente francese Macron, di recente, nel corso di un’intervista rilasciata a Fabio Fazio sulla tv pubblica “mamma Rai” (mamma solo per alcuni) ha dichiarato che l’Europa ha avuto solo due grandi capitali: “Una è Parigi e l’altra è Napoli”. Città che Macron ha ammesso di amare in maniera appassionata e sincera. Città che potrebbe essere curata dai suoi mali se solo attorno ad essa, dai popoli vicini fino a chi governa il Paese, non vi fossero atti denigratori e indifferenza. I veri incurabili sono gli italiani.

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EDITORIALE

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di Alessandro Migliaccio

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