Da derby del sole a derby dei veleni

da | Mar 31, 2019 | Calcio Napoli

Noi vogliamo 11 leoni! Ma a volte ne possono bastare anche 9. Come accadde in un celeberrimo Roma-Napoli del 1987. C’era una volta il derby del Sud, anche detto Derby del Sole. Oggi Roma-Napoli è il derby dei veleni che si porta uno strascico di odio, livori ed episodi che hanno inquinato nell’ultimo ventennio una sfida che un tempo era tra tifoserie unite e gemellate. Un gemellaggio che finì proprio in quel pomeriggio di ottobre di 32 anni fa. Il Napoli andò all’Olimpico con il tricolore in petto. Eravamo campioni d’Italia per la prima volta dopo la storica data del 10 maggio 1987. Al tempo l’Olimpico era stracolmo di azzurro, con il popolo giallorosso a braccetto per un legame che sembrava duraturo e inossidabile contro il potere del Nord. Ma bastarono 90 minuti per cancellare decenni. Era la Roma di Nils Liedholm, il “Barone” giunto al crepuscolo di una meravigliosa carriera. Era ciò che restava della “Magica” che conquistò lo scudetto del 1983 e che perse la nefasta finale di Coppa dei Campioni con il Liverpool nella stagione successiva. Finita l’epoca dell’Ottavo Re Paulo Roberto Falcao, c’era un passaggio di consegne tra una Roma in graduale declino e l’incipiente forza del Napoli di Maradona che cominciava un ciclo favoloso e ancor oggi impresso nel marmo della leggenda. In quel pomeriggio splendeva il Sole, proprio a coronare la luminosità del Derby del Sud. Il primo tempo si chiuse 0-0. Successe tutto nella ripresa. La Roma al primo assalto segnò con il “bomber di Crocefieschi”: Roberto Pruzzo. Esplose la gioia romanista. E si accese l’orgoglio azzurro. Diventò una battaglia. Careca 8 e Collovati, dopo essersele dette di ogni colore, passano alle vie di fatto. E a farne le spese è il nostro numero 9 che allunga la testa sul faccione del difensore: espulso. Napoli in 10. Neppure il tempo di riassestarsi che poco dopo Renica ferma in spaccata la foga di Boniek che stava per volare verso la porta: espulso. Napoli in 9 uomini, senza il centravanti e senza il libero. Per molti era finita lì. Per molti, ma non per tutti. L’Olimpico canta senza sosta e già comincia a fare festa. Poi ad una ventina di minuti dalla fine accade l’incredibile. Calcio d’angolo di Maradona e stacco di Francini che vola più in alto di una selva di teste giallorosse. La palla si infila giusto all’incrocio con Tancredi che a momenti sbatte contro il palo: 1-1! Non succede più nulla. Il Napoli in 9 uomini conquistò un pareggio che aveva il chiaro sapore della vittoria. Per la Roma fu una onta che lasciò un segno profondo. Ma ciò che fece rompere gli argini del gemellaggio non fu ciò che accadde in campo, bensì quello che successe alla fine della partita. Salvatore Bagni, “il guerriero”, estenuato dai fischi e dagli improperi dei tifosi romanisti, va dritto sotto la Curva Sud e fa il gesto dell’ombrello. Apriti cielo. Napoli e Roma diventano nemici in un solo attimo. Al ritorno al San Paolo ci fu clima di guerriglia, quella che purtroppo accompagnerà poi i match seguenti, trasformando l’amicizia in odio nell’ultimo tremendo ventennio. Ma il ricordo sportivo di quel pomeriggio di oltre 30 anni fa, esula da qualsiasi veleno e racconta di un Roma-Napoli che resterà per sempre nella storia sportiva e nel romanzo calcistico. Quella di 9 leoni azzurri che furono più forti di 11 gladiatori…

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EDITORIALE

L’arte di evadere le regole

di Alessandro Migliaccio

Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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