Il silenzio di Adl da quando c’è Carlo - quando vorrai tornare... Adl saluta Hamsik -De Laurentiis sul Var
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Né le due sconfitte e i 15 punti di ritardo dalla Juve, né la sconfitta col Milan costata l’eliminazione dalla Coppa Italia e neppure la non bella figura rimediata nella gara di ritorno d’Europa League a Salisburgo, hanno portato il presidente De Laurentiis a esternare malumori o spedire messaggi al veleno, tipo Madrid, verso il suo tecnico come più volte accaduto in passato. Unica nota stonata, dopo lo 0-0 interno contro il Chievo quando, da bonus pater familias, si lasciò andare ad un “Avrei tante cose da dire ma non voglio destabilizzare lo spogliatoio”. Una tregua, una dichiarazione di pace, un insolito ramoscello d’ulivo porto… Ma a chi? Con 60 punti e secondo posto in campionato, ma con 10 punti in meno della passata stagione e ancor più lontano dalla Vecchia Signora, il silenzio di De Laurentiis se da un lato potrebbe essere definito “cantatore” ammaliato da Ancelotti, dall’altro appare quanto meno singolare per un personaggio le cui turbolenze dialettiche, le provocazioni, ripicche verbali e vari “vaffa” hanno alimentato notes, microfoni e telecamere famelicamente alla caccia del “pezzo”. Vuoi vedere che, innamorato com’è, il presidente magari s’è ammosciato oppure sta pensando più a San Nicola che a San Gennaro e San Paolo messi insieme? Sommessamente mi permetto di avanzare due ipotesi per il comportamento da baronetto tenuto da ADL: Il suo innamoramento per Ancelotti, scoppiato improvviso per il carisma e la saggezza calcistica che ispira il tecnico o la necessità di star zitto visto l’aziendalismo dimostrato da un allenatore che, rispettando i desiderata del suo datore di lavoro, dando, come si dice, un colpo al cerchio e uno alla botte, ha impiegato tutti gli elementi della rosa, rivalutando patrimonialmente diversi giocatori anche a discapito di qualche punto in più in classifica. Non c’è dubbio perciò, che con una squadra privata di due elementi come Hamsik e Jorginho ma con ancora 6 unidicesimi della squadra lasciata da Benitez e gli 8 undicesimi del primo Sarri, Ancelotti abbia avuto il grande merito, sin qui, di confermare il secondo posto acquietando il presidente anche con un turn over costante ma non devastante sotto il profilo del rendimento globale. Ora, però, c’è bisogno di un mercato im portante, di un restyling profondo per rinnovare stimoli e ambizioni di uno spogliatoio che, dopo lo “scippo” tricolore della scorsa stagione, ha già fatto molto nella presente visti gli infortuni e l’età di alcuni veterani. Il rinnovo di Giuntoli è stato il primo passo di De Laurentiis per zittire le voci sul passaggio del diesse ad altri club. Aurelio primo ora dovrà concertare con tecnico e manager il piano di rafforzamento della rosa, meditando con attenzione sulle cessioni e programmando gli acquisti giusti (almeno 3 titolari, ndr) in grado di aumentare la competitività di rosa e formazione. Il modo di fare mercato di De Laurentiis, tutto occhi al bilancio, non induce all’ottimismo, ma Ancelotti è tecnico di vaglia e uomo d’un pezzo per cui, il rispetto dovutogli, dovrebbe spegnere ogni critica o strategia minimalista del presidente in sede di campagna acquisti. Resta da capire che Napoli s’accorderanno a costruire: Maturo e vincente oppure giovene, esuberante ma discontinuo e privo della necessaria esperienza per puntare a vincere? Parlerà il presidente o lascerà onori e oneri ad Ancelotti di comunicarlo al popolo azzurro? Non ci resta che attendere. Con Santa Pazienza! D’altra parte, “Cu ‘a pacienza se va mparaviso”. Ancelotti lo ha già fatto e dimostrato con Berlusconi. Possibile che non ci riesca con un De Laurentiis già disposto a tenerselo “a vita”, senza paure di sgarbi o tradimenti, tutto preso com’è da amorose intese fatte di languidi sguardi e tenere carezze pedatorie?