Run baby run
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“Run baby run”, “Corri, piccola, corri”: una madre che scappa per tenere con sé sua figlia, può essere accusata di rapimento? Le mille sfumature della maternità vanno in scena da oggi a domenica al Teatro Tram di via Port’Alba: il nuovo spettacolo, scritto e diretto da Mirko Di Martino e interpretato dalla eclettica Titti Nuzzolese, si chiama “Run baby run” e ha origine, come spunto, da un fatto di cronaca avvenuto pochi anni fa. Oggi da quella storia è nato un testo carico di suspense, la storia di una fuga che diventa maturazione: fuggire significa cercare la propria strada anche a costo di sbagliare.

Marta, la protagonista, è su un letto d’ospedale a prendersi cura della sua bambina appena nata: la allatta, la abbraccia, sapendo che quella potrebbe essere l’ultima volta. Marta non è una buona madre: per il Tribunale dei Minori, non è adatta a prendersi cura di sua figlia. La tossicodipendenza, i furti, la vita da sbandata, dimostrano che la piccola starà meglio senza di lei e sarà affidata a una casa di accoglienza. Ma per Marta, la bambina che tiene in braccio è soltanto sua e niente e nessuno potranno mai portargliela via. Marta fugge: inganna le infermiere, esce dall’ospedale con la bambina in braccio, si mette in macchina e scappa via. Abbandona Milano, dove ha vissuto da emarginata negli ultimi vent’anni, e viaggia verso Sud, verso il paesino sperduto che aveva abbandonato con la famiglia tanti anni per inseguire i suoi sogni.

Run baby runDi quei sogni, oggi, non resta più nulla: solo una bambina senza un padre, una bambina che è così bella e indifesa, così pura e innocente. Ma la Polizia è partita al suo inseguimento: non importa che la piccola sia sua figlia, si tratta comunque di rapimento. La strada per tornare a casa è lunga: centinaia di chilometri separano Marta dalla sua meta. Non le importa di essere in fuga, non le importa di essere una criminale: nessuno potrà toglierle sua figlia.

La maternità e i bambini sono, oggi più che mai, argomenti estremamente sensibili: le mamme e i bambini sono diventati, nel tempo, condizioni intoccabili, da salvaguardare a ogni costo, anche a rischio di finire ingabbiati in corto-circuiti da cui è difficile uscire. Lo spettacolo racconta una donna che scopre un po’ alla volta il significato della maternità: Marta, infatti, comprende cosa vuol dire essere madre non quando mette al mondo sua figlia, ma solo dopo che ha dovuto fare delle scelte per lei, per il suo futuro, confrontandosi con il suo passato. Perché ogni madre è anche una figlia. E Marta tornerà a casa.

da giovedì 21 a domenica 24 marzo 2019
ore 21.00 (dal giovedì al sabato); ore 18.00 (domenica)

Biglietto intero 12 euro; Ridotto (under 26 e web) 10 euro