È passato l’Angelo e ha detto: “Amin”. Lui è Amin Younes e finalmente ha celebrato il battesimo del gol al San Paolo domenica scorso contro l’Udinese. Una storia bizzarra, a tratti surreale e sicuramente tortuosa quella di questo ragazzo tedesco baciato dal puro talento ma anche dotato di una personalità forte quanto sinusoidale. Così, per far fede all’elogio della follia, proprio a marzo, il mese pazzo per antonomasia, Younes ha segnato una rete splendida che lo ha presentato a caratteri cubitali al popolo azzurro. E pensare che sempre a marzo dell’anno scorso la sua carriera sembrava a un bivio. Amin era appena reduce dalla fuga estiva da Napoli. Storia pirandelliana. Younes scappa di notte, dopo essere stato acquistato nero su bianco, adducendo un problema di salute del nonno. Sembra una filastrocca di quelle che si recitano per avere la giustificazione a scuola. Insomma, motivi familiari. Il fu Amin Younes, come Mattia Pascal, riappare il 12 marzo 2018 in un altro casus belli, fresco di rientro all’Ajax. Durante un match contro l’Heerenveen, l’allenatore gli dice di entrare dalla panchina. Lui si rifiuta e gira le spalle. La Società olandese lo punisce e lo spedisce nella squadra B. Sarà stato anche Younes sta ritrovando la forma dopo l’infortunio. E inizia a deliziare i tifosi 8 questa la molla che lo ha spitno a fare “mea culpa” e accettare in estate il trasferimento al Napoli, obtorto collo. Un infortunio al tendine d’Achille ne frena la preparazione, ma lui mostra pervicacia, carattere e voglia di riemergere. Fino a domenica scorsa. Ancelotti lo mette dentro, anche per surrogare l’assenza contemporanea di Insigne e Fabian. Younes ci mette un quarto d’ora per mostrare l’argento vivo che ha addosso: doppio dribbling e palla a giro nell’angolo. Il colpo dei campioni. Non a caso il 17 marzo, dalla disgrazia alla gloria, nel mese più pazzo dell’anno. Benvenuto Amin. La prima magia nell’elogio della follia