Il caffè dopo le 18? No, solo aperitivi

da | Mar 19, 2019 | Cronaca

Le recenti mode sugli usi alimentari degli italiani, e nel nostro caso dei napoletani, stanno per imprimere una sterzata ritenuta inconcepibile, solo fino a qualche anno fa, alle abitudini partenopee. Il caffè, si sa, è un tratto distintivo della tradizione napoletana. E molti, per non dire moltissimi, non badano all’orario: un buon caffè si può gustare anche a tarda sera. Ma, ed è qui il problema, i locali più “in”, da quando è scoppiato il boom dell’aperitivo, stanno concentrando le loro risorse su questo tipo di soluzione, che è molto più vantaggiosa per i loro bilanci. Un caffè, se servito al tavolino, al massimo può valere un paio di euro. L’aperitivo, invece, almeno il triplo. E quindi si sta diffondendo in città ormai sempre più frequentemente l’usanza che molti bar, dopo le 18, non servono più la vecchia e cara tazzina. E di fronte ai quesiti posti dall’avventore, alla cassa o al banco ti rispondono imbarazzati, perché è difficile nella maggior parte dei casi dare l’effettiva spiegazione al diniego. Che poi: negare un caffè ad un napoletano, si sa, è un sacrilegio. Il rito dell’aperitivo è negli ultimi anni un fenomeno di costume tutto italiano, un momento irrinunciabile per milioni di italiani che, dalle 18 alle 21, si concedono una pausa di relax con gli amici, un vero e proprio propedeutico alla cena. Si consuma solitamente prima di sedersi a tavola, prevalentemente all’interno di un bar. L’usanza prevede un blando alcolico a cui sono associati dei semplici stuzzichini salati, salumi, antipasti o la degustazione di piccole porzioni di formaggi tipici: la funzione è quella di predisporre le papille gustative ad assaporare la successiva cena. Si dice che il primo ricorso risalga al Piemonte di fine ’700, ovvero nel 1786 quando Antonio Benedetto Carpano inventò il vermouth, un vino bianco con infuso di 30 erbe e spezie. La vera affermazione arriva però nei primi decenni del ’900, con la produzione di massa di seltz e sode – si pensi al milanese Campari dal 1932 – e oggi prevede la scelta sia di vini che di cocktail, come l’Americano, lo Spritz, il Bitter, il Rossini, il Pirlo ma anche lo spumante bianco o rosato.

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EDITORIALE

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