Il Memorandum di Fabiana Martone

da | Mar 4, 2019 | Cultura&Spettacolo

“Dai spalmati in faccia un bel po’ di buon umore, senza fare mai finta che non ci sia altro nel cuore”. Una preghiera, quasi un monito quello della vocalist partenopea Fabiana Martone in Memorandum, traccia che dà il titolo al suo nuovo album.
“Lo dico a chi mi vuole ascoltare e a me stessa in primis – spiega in un pomeriggio d’inverno davanti a una tisana calda, nella sua a casa al Vomero –. Ho riflettuto e le varie circostanze mi hanno portato a capire che pure se la vita è na schifezza, se sorridiamo è un po’ meglio. Per questo Memorandum: me l’aggia ricordà perché è troppo semplice non farlo”.
Il disco raccoglie undici tracce nate dal contatto con diversi luoghi di Napoli e della Campania e altrettante tavole realizzate da diversi artisti che ne offrono un racconto visivo. Pur non essendo il primo album da solista della poliedrica artista è il primo in cui scrive e canta in italiano e in napoletano e per il quale ha di fatto seguito per intero tutto il ciclo di produzione, curandone personalmente anche la realizzazione grafica, ma è al contempo anche un lavoro “corale” che vede la partecipazione di numerosi altri musicisti e si propone come un concept album: un ciclo tematico che descrive i diversi momenti di una giornata dove però a segnare il tempo sono le emozioni e non le ore.

Hai affermato: “Ci sono dei momenti in cui sento il bisogno di segnare delle cose per poterle ricordare, scrivo e poi musico quello che ho scritto”. Cosa ti porta a fermarti, a voler fissare con la scrittura quel momento?
“Un’idea, una frase che mi ha colpito, un’intuizione che ho avuto rispetto a qualcosa che ho visto o ho vissuto e per evitare che vada persa me la segno e poi ci comincio a ricamare intorno. Quando ero più piccola scrivevo semplicemente come esercizio metrico. Ultimamente però è proprio una necessità il raccogliere le riflessioni che faccio per varie circostanze”.
A proposito dell’infanzia, in Niente ’e che, il brano forse più autobiografico dell’album, il luogo associato è la montagna di San Giorgio la Molara, il tuo paese d’origine. Come mai questa scelta e qual è il ricordo legato a quel posto?
“Il ricordo immaginifico è legato a quando da piccola andavo in montagna in bicicletta. La canzone nasce per un altro motivo, ma visivamente l’ho associata al ricordo di quando, appena finivo la scuola, percorrevo queste strade di montagna in salita e poi in discesa. La sensazione era di vedere il paese in lontananza, sentire il vento: ero una teenager, era tutto intriso di libertà, era un’altra vita. Il contenuto però rimanda alla mia indole che è sempre stata la stessa: solitaria sì, ma se devo fare qualcosa e c’è qualcuno che mi sprona, allora è come una discesa”.

Ricorre con forza anche la capacità di sognare: in Geopolitica sentimentale nella descrizione del risveglio in una fiaba, in Sospesi a corso Malta, nell’intimità cercata in un luogo inaspettato come un raccordo autostradale… Quanto è sognatrice Fabiana?
“Sto cercando di tirarmi fuori da questa sorta di cliché perché come dice mia mamma sono ‘svolazzante’ (ride, ndr). Ma più che il sogno forse è l’immaginazione la mia nota caratteristica: il fatto di abbandonarmi spessissimo all’immaginazione mi piace, ci sto bene, è una dimensione ulteriore”.
In Sirena, la canzone che chiude l’album il luogo che associ è Napoli, tutta, dovunque. Com’è la tua Napoli?
“Sì, Sirena è proprio come questa città. Napoli l’ho sempre vista come una femmena un poco disgraziata. Come se si fosse assuefatta a questa situazione di vivere così, abbandonata, come una barbona che quindi in parte sceglie e in parte no la sua condizione. È un po’ questo che quello che provo camminando per strada tra i suoi vicoli e la sua gente: in alcuni momenti mi dispiaccio, in altri però c’è stupore, meraviglia e incanto per la sua bellezza, per la sua energia. Napoli sciatta, ma pur sempre una bellissima donna”.

Fabiana Martone “Memorandum” il tour
Ecco le prossime date in programma:
– domenica 24 marzo al Teatro Solimene di Montella (Av)
– venerdì 12 aprile al Teatro San Carluccio di Napoli

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