Claudio Gavillucci reintegrato in Serie A. A stabilirlo la Corte d’Appello federale che ha accolto il ricorso presentato dall’arbitro a seguito della sua dismissione dal Can (comitato arbitri nazionale) al termine della scorsa stagione per “motivate ragioni tecniche”, secondo quanto riportato sulla delibera del 30 giugno 2018 dell’Aia.

Il direttore di gara di Latina, che nel maggio dello scorso anno, sospese Sampdoria – Napoli per 3 minuti al 31esimo della ripresa per gli incessanti cori razzisti contro i napoletani da parte dei blucerchiati, aveva presentato ricorso contro la decisione sottolineando in particolare l’assenza di trasparenza nella valutazione del suo operato e una non corretta applicazione del regolamento.  Il suo legale, Gianluca Ciotti, proprio in riferimento alla partita sospesa, evidenziava inoltre come proprio quell’evento, emblema del valore e delle capacità del suo assistito come arbitro che in quell’occasione aveva preso una decisione coraggiosa e difficile e aveva applicato correttamente il regolamento in merito in tutte le sue fasi, non avesse pesato in alcun modo sulla valutazione degli osservatori che lo avevano collocato come ultimo nella classifica di rendimento. La sentenza della Corte d’Appello ha però dopo 7 mesi di battaglia legale disposto il reintegro di Gavillucci,  ribaltando anche l’esito del primo grado di giudizio dello scorso 3 dicembre dove il giudice Proietti appoggiava le ragioni dell’Aia.

Non si è fatta attendere la replica dell’Aia che attraverso un comunicato dichiara:

L’Associazione Italiana Arbitri, tramite il suo Presidente Marcello Nicchi, prende atto della decisione con cui la Corte Federale di Appello, presieduta da Sergio Santoro, che ha annullato la delibera del Comitato Nazionale AIA di avvicendamento dalla CAN A dell’arbitro Claudio Gavillucci, avvenuto al 30 giugno 2018.
In attesa di conoscerne le motivazioni, non può che esprimere rispetto verso tale pronuncia, pur non condividendola e riservandosi, dunque, ogni impugnazione.
Pari rispetto, peraltro, l’A.I.A. deve:
– ai suoi associati, che, con le stesse norme oggi contestate, hanno raggiunto la serie A (come Gavillucci) o sono stati avvicendati prima, accettando il verdetto del campo con le valutazioni degli osservatori arbitrali e dei designatori;
– al mondo del calcio, cui vuole assicurare, anche in futuro, i migliori arbitri, che siano soggetti ad una valutazione tecnica, ad una selezione meritocratica, ad un loro ricambio negli organici di ogni categoria, come oggi accade;
– ai valori di merito dello sport posti a base della delibera oggi annullata, quali sono i due ultimi posti ed il penultimo posto conseguiti nelle graduatorie di ogni singola stagione sportiva, dal ricorrente in serie A”
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