Ci sono diverse novità che riguardano gli Scavi Archeologici di Ercolano ma quella che ha più attira l’attenzione è quella che riguarda lo sfatamento di un mito che ha tenuto testa più di 2000 anni: Ercolano nell’antichità era un luogo di villeggiatura per romani colti e facoltosi. Ma andiamo con ordine. Per la prima volta all’interno dell’Antiquarium, aperto anche alla fruizione del pubblico, è stata allestista un’interessante mostra dal titolo “SplendOri. Il lusso negli ornamenti” una collezione di circa 100 monili e preziosi. Alla sua presentazione il Direttore degli scavi Francesco Sirano ha dichiarato: “Abbiamo concluso un percorso che l’amministrazione aveva cominciato anche se è durato un po’ troppo tempo: 40 anni di attesa! Avere un edificio e non poterlo utilizzare è stato per me come una vera e propria spina nel fianco, e vedere questi ambienti vivere mi ripaga di ogni sforzo. Ringrazio tutto il personale che davvero con abnegazione completa ha creduto in questa operazione e mi ha appoggiato e aiutato ad arrivare oggi a vedere finalmente queste vetrine con oggetti esposti e questi ambienti animati”. Erano inoltre presenti Vito D’Adamo, in rappresentanza del Sottosegretario Lucia BorgonzoniCiro Bonajuto, sindaco del comune di Ercolano e l’Onorevole Gianluca Cantalamessa.

Il sindaco Bonajuto si è detto soddisfatto per il networking interistituzionale messo in campo ed ha sottolineato un trend virtuoso: “Anche se la disoccupazione è ancora molto diffusa la cultura può dare una mano al territorio. Ed un importante obiettivo è stato raggiunto ovvero i posti letto per i turisti in città in un anno sono aumentati da 300 ai 1082 e non perché è intervenuta una multinazionale che ha realizzato un albergo ma i singoli cittadini hanno messo a disposizione una stanza della loro abitazione per offrire un B&B ai turisti”.

Ma anche Sirano ci ha tenuto a sottolineare un importante dato che sino ad ora non è stato preso in considerazione dalla massa: “È una novità che nel mondo scientifico si è sempre saputa. Ercolano era anche un luogo di vacanza ma non solo. Qua si produceva ricchezza, si affittavano campi, si effettuava la compravendita di terreni, si vendevano materiali e schiavi e si produceva vino. È stato infatti rinvenuto durante uno scavo un titulus pictus che diceva “Vino fatto a Ercolano”. Noi abbiamo le liste scritte sul marmo dei cittadini residenti: quelli di pieno diritto erano 1200 e tra loro c’erano anche liberti ovvero schiavi che erano stati liberati perché si erano dimostrati affidabili nella conduzioni di affari economici. In casa di due di loro abbiamo ritrovato delle tavolette di legno dove annotavano le loro imprese. Insomma non un luogo dove si faceva solo vacanza!”. E dunque adesso “Repetita iuvant”.