Sul caldo dibattito sul tema dei cori razzisti è intervenuto anche Raffale Cantone, presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione, ospite del convegno “Calcio e Diritto: il rispetto delle regole nell’era del VAR”, centrato sullo studio realizzato da un gruppo di autorevoli giuristi (dal magistrato Catello Maresca al penalista Giuliano Balbi) che ha analizzato i più significativi profili di illegittimità nello svolgimento dell’ultimo campionato di calcio.

Cantone, a margine dell’incontro, in riferimento alle dichiarazioni di Carlo Ancelotti, che nei giorni scorsi aveva invocato la diffusione di una cultura dello sport basata sul rispetto e annunciato che se a Bergamo dovessero verificarsi episodi di cori di discriminazione territoriale richiederà la sospensione della partita, ha affermato: I cori razzisti rappresentano un problema di indecenza generale. Chi è andato, per esempio, in alcuni stadi del Nord – io non ci vado per principio – è tornato sconvolto, perché a Napoli, dove c’è anche un tifo caldo, queste cose non sono mai successe. I cori razzisti, gli attacchi personali anche ai singoli tifosi, offensivi, sono veramente una cosa che non fa onore a quelle squadre che poi dicono di essere squadre di ruoli civili. Su questo rilancio: i napoletani devono essere migliori rispetto agli altri e capaci di riuscire a volare molto più in alto. Mi auguro che per questo si arrivi in modo nettissimo a sospendere le partite o a richiamare l’attenzione per non fare il gioco di quattro imbecilli. Non dobbiamo scendere al loro stesso livello. Quanto al Var occorre incidere sul protocollo individuando con chiarezza quali sono i presupposti per poter intervenire. Più in generale però credo che bisogna pretendere il rispetto delle regole, la trasparenza, però per far questo bisogna svestirsi della maglia. Io sono un tifoso del Napoli, ma sono abbastanza atipico e proprio per questo mi sono scocciato di dover pensare che perdiamo i campionati per colpa degli arbitri…”