Higuain, Dybala e il paragone Diego-Messi. Così Napoli non fa più il tifo per l’Argentina

da | Giu 25, 2018 | Calcio Napoli | 0 commenti

Mondiali di Russia. Sono lontani i tempi in cui si sperava nella nazionale di Maradona. Ora si simpatizza per Belgio e Polonia

Approfittando dell’assenza dell’Italia (che sventura, Ventura) alla rassegna mondiale che si sta disputando in Russia, sui social e sui siti web s’è scatenata la corsa alla Nazionale di riserva. Una sorta di piano B, come quello che avevano in mente alcuni politici per uscire dalla zona euro. Di notte, zitti zitti e quatti quatti. Una volta era l’Argentina la favorita dei napoletani. Un omaggio a Diego, dovuto. Ora non più, perché nell’Albiceleste militano (si fa per dire) Higuain e Dybala. Due juventini, il primo anche “traditore”. Ma è sempre la mano de dios a tenere banco. E guai a chi si permette – a Napoli, in Europa, nel mondo – di azzardare ancora un paragone tra el pibe de oro e la pulga. Anatema, scomunica in arrivo. Approfittando anche delle penose esibizioni offerte da Messi in terra russa. Maradona e Pelé, Maradona e Messi, Messi e Cristiano Ronaldo. Dicono: uno soltanto è stato il più grande di sempre: lui, la cebollita di Lanus. Seguendo il calcio da più di sessant’anni, mi riesce difficile scegliere “il più grande di sempre”.

Perché di “grandi” ne ho visti tanti. E in epoche diverse. E ognuno aveva quel quid in più che li distingueva dai campioni diciamo normali. Che interpretavano il calcio ciascuno con caratteristiche uniche. La finta di Pepe Garrincha, l’universalità di Alfredo Di Stefano, i tunnel di Omar Sivori, l’imperioso incedere di Johan Cruijff, il lancio satellitare di Luisito Suarez, la palla incollata ai piedi di Gianni Rivera, il genio assoluto di Robertino Baggio. Potrei continuare con altri mille nomi, ma torniamo al presente. Al paragone che per forza si vuol fare tra Diego e Leo.

Soffermandosi sul piano tecnico. Entrambi con un sinistro fuori del normale. Quasi identici in certe azioni travolgenti concluse con gol storici. Solo che Diego lo realizzò in un mondiale (insomma, quella favolosa passeggiata tra gli inglesi) e Leo in Liga con la maglia del Barcellona che è l’unica casa sua. Maradona vinse un mondiale da solo: vero, era il genio assoluto assecondato da compagni, alcuni non eccelsi, ma comunque jugadores e che giocavano in armonia, come direbbe Arrigo Sacchi. Guidati da tecnici eccellenti. Il Messi che stiamo vedendo (?) in questo mondiale è un corpo estraneo in un gruppo misero guidato da un incapace come Sampaoli. La vera differenza tra Diego e Leo sta tutta nella testa, nella personalità, nella capacità di reagire alle avversità e di proporsi come guida-ribelle. Messi soffre il successo del robot perfetto Cristiano Ronaldo. Maradona dei grandi avversari incontrati se ne fregava e li piegava al suo estro infinito. Maradona gridava hijos de puta a chi fischiava l’inno argentino. Messi si avvilisce quando l’ascolta perché teme che magari non potrà onorarlo sul campo.

Una volta, durante un mondiale colleghi brasiliani mi posero la solita domanda: più forte Pelé o Maradona? Risposi di getto, così: Pelé aveva tutto: destro, sinistro, colpo di testa, Maradona aveva solo il sinistro, ma con quel sinistro faceva tutto. Divertiamoci, senza fare continui paragoni che nella storia del calcio sono improponibili. C’è Mertens nel Belgio. Milik e Zielinski nella Polonia. E Koulibaly. E Pino Daniele cantava viva, viva ‘o Senegal.

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EDITORIALE

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di Alessandro Migliaccio

Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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